top of page

This Teaching of Socrates will tell if you are a Good Teacher

Today we will dive into the complex world of care, exploring it from two fascinating perspectives. We will have with us Salvatore Grandone, philosopher and profound expert on Socrates' thought, and Cristina Ciaralli, pedagogist with vast experience in the educational field. Very often, teachers and social professionists forget the gift of curiosity, 
and go deeper in something new.

_To read the entire article in English, contact me

ree


S. Io partirei da due celebri sentenze che si trovavano all’ingresso del tempio di Apollo a Delfi: "Conosci te stesso" e "Nulla di troppo". Inizialmente legati a pratiche religiose, questi aforismi acquisiranno, nel corso del tempo, un significato profondamente filosofico. È proprio con Socrate, il maestro del dialogo, che le due sentenze troveranno una nuova e attualissima interpretazione. Socrate, come sappiamo, non ha mai scritto nulla, preferendo la viva discussione come metodo per indagare la realtà. Attraverso i dialoghi platonici, possiamo però ricostruire il suo pensiero e comprendere come egli abbia collegato la conoscenza di sé alla cura di sé.


Ebbene, prendiamo ad esempio il dialogo tra Socrate e Alcibiade. Quest'ultimo, giovane ambizioso desideroso di entrare in politica, si trova di fronte alla sagacia del filosofo. Socrate, con la sua maieutica, ovvero l'arte di far partorire le idee, guida Alcibiade in un percorso di auto-esplorazione. Ponendo domande precise e pungenti, Socrate lo invita a mettere in discussione le proprie certezze e a riflettere sulle vere motivazioni che lo spingono verso la politica. In questo modo, Socrate non solo svela le contraddizioni presenti nel pensiero di Alcibiade, ma lo stimola a una più profonda comprensione di sé.



ree



Il dialogo tra Socrate e Alcibiade ci rivela l'importanza della cura di sé per la vita politica. Quando Socrate smonta le certezze di Alcibiade, lo invita a riflettere sul fatto che un buon politico deve essere, prima di tutto, un uomo buono. La cura di sé, intesa come ricerca della virtù e della conoscenza, diventa così una condizione indispensabile per esercitare un potere giusto e saggio.

Socrate, rivolgendosi ad Alcibiade, afferma che la vera cura di sé consiste nel desiderio di diventare sempre migliori. Questa aspirazione all'eccellenza è ciò che mantiene viva l'anima. Socrate promette di non abbandonare mai Alcibiade finché quest'ultimo continuerà a cercare di migliorare se stesso. È un invito a non accontentarsi della propria condizione, ma a perseguire costantemente la crescita personale.

Ci ricorda anche che la conoscenza di sé non è un'impresa solitaria.


Il dialogo autentico con gli altri è essenziale per scoprire i nostri pregiudizi e le nostre contraddizioni. Alcibiade ne è un esempio: grazie al confronto con Socrate, è riuscito a scavare in profondità nella sua anima. Ma la conoscenza di sé non basta. Per vivere una vita piena, dobbiamo anche trovare la giusta misura in ogni cosa. L'armonia, per gli antichi greci, era un ideale di vita, un equilibrio tra le diverse sfere dell'esistenza. Ognuno di noi deve scoprire il proprio ritmo interiore, un ritmo unico che ci permette di vivere in armonia con noi stessi e con il mondo. Il ruolo del filosofo, come quello dell'educatore, è quello di accompagnarci in questo percorso, senza imporre modelli precostituiti, ma stimolandoci a riflettere e a cercare le nostre risposte.


Il discorso di Socrate sulla cura di sé è più attuale che mai, soprattutto in ambito educativo. Purtroppo, la scuola di oggi, spesso orientata verso un modello neoliberista, tende a privilegiare le competenze tecniche e la produttività, trascurando aspetti fondamentali come la cura delle relazioni, il benessere emotivo e la crescita personale degli studenti. Sebbene si parli sempre più di life skills e benessere, nella pratica scolastica prevale ancora un approccio focalizzato sul "saper fare". È fondamentale ripensare il ruolo della scuola, valorizzando la dimensione relazionale e promuovendo un apprendimento che non si limiti alla trasmissione di conoscenze, ma che favorisca la crescita integrale della persona.


C. Mi aggancio al discorso di Salvatore sulla cura. Per me, la cura è innanzitutto relazione: una relazione profonda con se stessi e con gli altri. La conoscenza si sviluppa e si approfondisce proprio attraverso l'interazione con gli altri. La prima relazione che sperimentiamo è quella con la figura materna, che incarna una sorta di ideale archetipo di cura. La figura materna rappresenta il primo modello di cura e relazione per il bambino. Il contatto fisico e emotivo che si instaura tra madre e figlio permette al bambino di esprimere e gestire le proprie emozioni fin dalla nascita, creando le basi per una capacità di dare e ricevere affetto. Questa esperienza iniziale è fondamentale per lo sviluppo di una persona capace di relazioni significative.



ree



L'educatore, inteso in senso ampio, ha il compito di proseguire questo percorso, aiutando ogni individuo a scoprire e valorizzare le proprie risorse. Il suo ruolo non è solo quello di trasmettere conoscenze, ma anche di creare un ambiente educativo che favorisca la crescita personale e sociale. L'educatore, come una guida esperta, accompagna l'educando alla scoperta di sé, stimolandone la curiosità e la creatività. In questo modo, contribuisce a formare cittadini consapevoli e responsabili, capaci di costruire un futuro migliore per sé e per gli altri La cura è un processo dinamico e co-costruito, che si sviluppa attraverso la relazione. Non esistono ricette precostiuite: ogni percorso è unico e richiede di essere costruito insieme. La volontarietà è fondamentale: la cura non deve essere imposta, ma scelta liberamente. Prendersi cura significa anche saper delegare e non voler anticipare sempre i bisogni dell'altro. Come sottolinea Luigina Mortari,

“La cura non è solo un atto di assistenza, ma un'opportunità per far fiorire la vita dell'altro. La pratica educativa, in questo senso, è un percorso di scoperta e di crescita reciproca, dove educatore ed educando si arricchiscono a vicenda”.

A differenza delle cure mediche, che spesso si concentrano sull'eliminazione del problema, la cura educativa mira a promuovere il benessere a lungo termine. In questo senso, la cura non è solo un atto di dare, ma anche un'opportunità di ricevere: l'educatore, nel prendersi cura degli altri, scopre nuove dimensioni di sé stesso.


Bellissimi spunti! Mi è emersa una domanda e una riflessione:


1) Eccellenza: Salvatore, mi chiedevo se il concetto di eccellenza nell'antica Grecia, soprattutto per Socrate, fosse diverso da quello attuale. 


2) Cura: Cristina, quando hai parlato di prendersi cura, mi è venuto in mente un passaggio di Peter Senge sulla differenza tra 'arruolarsi' e 'impegnarsi'. Arruolarsi è come fare qualcosa per obbligo, mentre impegnarsi è farlo con passione e coinvolgimento. Secondo me, entrambe le cose sono legate al concetto di eccellenza. Cosa ne pensate?"


S.  Il concetto di eccellenza nell'antichità greca era profondamente radicato nella nozione di virtù. L'uomo virtuoso era colui che "fioriva", dispiegando pienamente le proprie potenzialità. La parola greca physis, che significa "natura", evoca proprio l'immagine di una crescita armoniosa e completa. La virtù non rinviava solo un agire giusto, ma un'eccellenza complessiva che coinvolgeva l'intelletto, le emozioni e le azioni. L’essere coraggiosi, ad esempio, non consisteva solo nel saper affrontare le paure, ma implicava anche la capacità di prendere decisioni difficili, tenendo conto del bene comune. Questa concezione dell'eccellenza era strettamente legata alla partecipazione attiva alla vita della comunità. Oggi, l'eccellenza è spesso associata a risultati misurabili e quantificabili. L'eccellenza scolastica, ad esempio, viene spesso ridotta a un voto o a un punteggio. Questa visione più ristretta dell'eccellenza rischia di trascurare aspetti fondamentali della crescita umana, come la creatività, la curiosità e la capacità di relazionarsi con gli altri. Le due concezioni di eccellenza riflettono visioni del mondo profondamente diverse. Mentre l'antichità valorizzava la crescita interiore e la partecipazione alla comunità, la modernità tende a privilegiare l'individualismo, la competizione e la produttività. È importante riflettere su queste differenze per ripensare i nostri sistemi educativi e promuovere una concezione dell'eccellenza più umana e completa.


Educare, dal latino educere, significa letteralmente 'tirare fuori'. È collegato alla metafora dell’nsegnante-genitore giardiniere, che coltiva un fiore: nutre e cura la pianta per farla crescere e fiorire al meglio.


C: Aspirare a essere la migliore versione di sé stessi è un percorso di crescita personale, mentre idealizzare un modello esterno rischia di distogliere l'attenzione da ciò che siamo davvero. Purtroppo, quest'ultima tendenza sembra prevalere, spingendoci a conformarci a modelli precostituiti invece di valorizzare la nostra unicità. Proiettando le nostre aspirazioni su qualcun altro, rischiamo di perdere di vista i nostri veri bisogni e desideri.



ree



Il concetto di complessità, che interconnette mente, corpo e ambiente, ci permette di rivalutare il motto latino "mens sana in corpore sano". Comprendere le dinamiche interiori, le emozioni e le sensazioni che ci abitano diventa fondamentale per raggiungere un benessere psico-fisico completo.


S: Il corpo non è solo un oggetto biologico, ma anche un'esperienza soggettiva. La fenomenologia ci insegna questo. Purtroppo, nelle nostre scuole, spesso ci dimentichiamo di questa dimensione. Immaginate di stare seduti per ore su una sedia scomoda: come vi sentireste? Questo disagio fisico influisce sul nostro benessere generale e sulla nostra capacità di apprendere.


Potremmo affiancare al 'corpo vissuto' anche il concetto di 'corpo vivente', sottolineando così la dimensione dinamica e processuale dell'esperienza corporea.


S: Esatto. Vorrei aggiungere anche un’altra riflessione. Cristina ha sollevato un punto cruciale: la volontà di migliorarsi è fondamentale. Il dialogo tra Socrate e Alcibiade ne è un esempio perfetto. L’educatore, come Socrate, non impone obiettivi, ma stimola la volontà di crescita nell’altro. Quando vedo in un ragazzo la voglia di andare oltre, di scoprire se stesso, capisco che il mio lavoro ha un senso. È un dialogo, una co-costruzione, dove io offro gli strumenti e il ragazzo mette in gioco se stesso.


C: In proposito, vorrei condividere un caso clinico: una paziente schizofrenica che comunica prevalentemente attraverso metafore. Il mio obiettivo è aiutarla a decodificare questi messaggi simbolici e a stabilire un ponte con la realtà. Mi chiedo spesso se la paziente desideri essere compresa a livello profondo. L’uso delle metafore può essere sia una difesa che un modo per esprimere un mondo interiore complesso. È fondamentale rispettare questo bisogno di isolamento, pur cercando di offrire un punto d'appoggio per un’eventuale evoluzione.


S. Proprio così. L’attesa è un’arte che richiede pazienza. È come lasciarsi trasportare dalla corrente, senza cercare di forzare i tempi.


Bene, direi che abbiamo tirato fuori un bel contenuto! Vi ringrazio ragazzi, e vi invito a seguire Salvatore e Cristina su instagran, lascio i link ai loro profili qua sotto e a dare un’occhiata ai libri di Salvatore.


S: Grazie Christian!


C: Grazie, alla prossima!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comments


bottom of page