

L’era dell’artifigianato e dell’iper-vedenza: quando vediamo troppo
Fino ai primi del Novecento eravamo ciechi. C’era il completo buio sul mondo. I fanali della consapevolezza erano inattivi, l’accensione consentita a chi possedeva il dono della lettura. Prima le giornate trascorrevano nel sonno dell’ipo-vedenza, vedevamo cioè molto di meno quello che accadeva. Oggi, l’introduzione dei social ha passato il dominio a quella che potremmo chiamare iper-vedenza: vediamo troppo. Questa saturazione visiva produce effetti negativi sull’immaginazio


Quello che pensi non esiste: follia o risorsa?
Pensare a posti che non esistono è possibile o ti prendono per pazzo/a? Dite pure ai manicomi di tenersi sigillati: la Legge Basaglia basta e avanza. Se ti chiedo di immaginare, la prima cosa che fai è proiettare la mente su scenari che non ci sono. La nostra mente è un dispositivo eccezionale, che funziona come la realtà aumentata: le immagini sembrano reali, ma poi il mondo torna come prima. È deludente? Talvolta sì. Vorremmo che il viaggio programmato da mesi volgesse al


Immaginare un futuro migliore, per cambiare le cose
Immaginare cambierà il mondo! Seriamente, basta vedere un futuro migliore per mettere in pratica un cambiamento? Pensare nella propria testa “Le guerre cesseranno di esistere nel 2030” produce effetti tangibili? No, non proprio, altrimenti vivremmo nella noia più totale non sapendo più dove puntare il dito. L’atto di immaginare, però, spinge a vedere le cose da un’altra lente, ad alzarsi dalla sedia e impegnarsi concretamente. Quello che pensi (diversamente), cambi "Quando le






