Abbiamo tre cervelli, ma nessuno ce lo dice
- grautivity
- 4 ago
- Tempo di lettura: 4 min
Siamo respiro, siamo battiti, siamo carovane di pensieri
Il corpo è uno straordinario congegno di ingegneria. Eppure, nella nostra cultura — e ancora di più nel nostro sistema educativo — lo trattiamo come se fosse solo un veicolo al servizio della mente.
Nulla sfugge ai principi di causa-effetto. E anche se la caducità della vita ci spinge talvolta a maledire questo strumento, nulla può davvero battere i principi che lo animano. Il respiro, se ben regolato, porta benefici profondi; il cuore è un imperatore nascosto, sottovalutato clamorosamente; l’intestino è il nostro manager del benessere, capace di influenzare l’apprendimento e non solo.
Siamo sicuri che idolatrare solo la mente sia una buona strategia educativa?

Il corpo è un cosmo: e non lo puoi comprimere in un voto
Il corpo è un cosmo disseminato di misteri e rivelazioni imprevedibili.
Non possiamo comprimerli in un voto, nella scrittura degli appunti o nella mera memorizzazione dei concetti. Eppure è proprio questo ciò che facciamo ogni giorno a scuola, quando privilegiamo il solo pensiero razionale a scapito di emozioni, percezioni, esperienze. È l’effetto di un approccio cefalo-centrico, che ha messo sul piedistallo la cognizione, dimenticando che la nostra intelligenza è distribuita in tutto il corpo.
Andiamo ben oltre la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello di modificarsi con l'esperienza. I principi alla base sono molto utili, da includere però in un'arena di interazioni articolata.
Dove sei adesso? Com’è il tuo respiro?
Sembrano domande insolite, quasi frastornanti. Ma è proprio grazie a questo concatenarsi di fattori — postura, ambiente, suoni, respiro — che possiamo essere più efficienti, più presenti, più consapevoli.
In Neuroscienze del corpo, Nazareth Castellanos rende accessibili questi temi con un tono informale ma rigoroso. Pur trattando argomenti tutt’altro che semplici, riesce a restituire una visione olistica della persona che coinvolge corpo, emozioni e coscienza.
E se anche tu sostieni una visione a 360°, sai già dove stiamo andando a parare.
L’antica sapienza del cuore: dall’Egitto alla medicina umanista
Viaggiamo indietro nel tempo.
Nell’Antico Egitto, il cuore era ritenuto sede dell’anima e della volontà, l’organo centrale del giudizio e delle scelte morali. Imhotep, il primo vero medico noto della storia, ne sottolineava il ruolo fondamentale. La sua influenza arrivò fino alla Grecia Antica, dove Ippocrate — medico e filosofo — fondò una medicina umanista che integrava corpo, ambiente e stile di vita.
“Come Socrate curava con le parole, così Ippocrate curava con le mani”.
La diagnosi, per Ippocrate, si fondava su tre pilastri: l’ambiente, lo stile di vita e lo stato del corpo. Un approccio antenato all’approccio bio-psico-sociale teorizzato da Engel, che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per chi vuole vedere l’essere umano nella sua complessità.
A parlare per la prima volta in termini di “tripartizione” fu Galeno di Pergamo, che integrò il pensiero di Ippocrate con osservazioni personali. Secondo lui, la mente corrispondeva alla sede del pensiero e della decisione; il fegato (che oggi potremmo associare all’intestino) aveva la funzione di distribuire energia e nutrimento; mentre il cuore era il vero fulcro dell’anima.
Con geniale intuito, Galeno paragonava l’organismo a una lampada: il lucignolo era il cuore, il sangue l’olio, e l’aria ricca di pneuma dava vita alla fiamma.
Questi antichi pensatori, pur privi della nostra tecnologia, avevano compreso qualcosa di profondo: l’interconnessione tra organi, emozioni e mente. Il vero peccato? Aver smesso di ascoltarli.
Il cuore come centro intelligente: la neurocardiologia
È proprio questa intuizione a guidare anche il lavoro di Nazareth Castellanos, che nel suo libro riscopre il cuore come uno dei tre cervelli del corpo umano. E non è sola: l’HearthMath Institute è il primo centro di ricerca al mondo dedicato alla neurocardiologia, una disciplina che studia il cuore come sistema connesso al corpo, nello specifico al sistema nervoso.
Il cuore, infatti, produce un potente campo elettromagnetico, reagisce alla compassione e all’amore, e influenza profondamente la regolazione emotiva e la qualità delle relazioni. Un sapere antico, oggi finalmente confermato.
Intestino e microbiota: il nostro laboratorio interiore
Ma non c’è solo il cuore. C’è anche l’intestino, un organo troppo spesso relegato alla sola digestione. In realtà è un ecosistema complesso, popolato da miliardi di batteri, funghi e microrganismi che formano il microbiota intestinale.
Questo mondo invisibile dialoga costantemente con il cervello, produce serotonina (l’ormone del benessere), e ha un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umore, nello stress e persino nella capacità di apprendere.
L’intestino è il nostro secondo cervello. Ed è tempo che l’educazione lo riconosca.
Il cervello: un alleato, non un sovrano
Infine c’è il cervello, che siamo abituati a mettere sempre al primo posto. E invece — come in questo articolo — lo troviamo per ultimo, quasi a segnare una svolta: non per sminuirlo, ma per rimetterlo al suo posto, come parte di un sistema complesso.
Dal mio punto di vista, nell'educazione scolastica, e anche nei post che si vedono sui social, si attribuiscono al cervello caratteristiche quasi sovraumane. Basta avere un pensiero positivo e la vita subirà svolte incredibili; devi essere mentalmente forte per avere la meglio sulle avversità. Frasi con un buon messaggio dietro, che esaltano però un organo a scapito degli altri. Io lo definirei un delirio di onnipotenza cerebrale - con nessuna accezione scientifica o diagnostica.
Il libro affronta anche il tema delle onde cerebrali, delle frequenze dominanti nei bambini e negli adulti, e delle aree deputate all’autocoscienza, alla presa di decisione, alla regolazione delle emozioni e delle funzioni corporee.
In conclusione
Neuroscienze del corpo è un libro che merita attenzione. Semplice ma non banale, accessibile ma denso, riesce a restituire la complessità affascinante del corpo umano, offrendoci nuove chiavi di lettura per ripensare il modo in cui educhiamo, impariamo, viviamo.
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