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Il Paese dei Fiori d'Ocra - una Storia di Passaggio


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Travolto dagli attacchi di pianto, un fiume in piena. Allergia all’angoscia fino a sera. Muovo passi pesanti sotto il sole, con eruzioni emotive che esplodono spontanee. Steso, le mani dietro la nuca, mi chiedo: chi sono, o chi ero?Il viaggio più grande è salire in cima alla duna, dopo averne toccato le singole righe, granello dopo granello. Il cammello attende accovacciato, lo guardo orgoglioso, col fiatone, mentre passo in rassegna le mie vite. Maschere indossate ora per bisogno, ora per libertà espressiva. Vie che, come i canali di Venezia, seguivo ispirato dai colori del momento, senza piani d’azione.

Quante facce assume l’identità?

Poeta per sfogo, artista per divertimento, scrittore per diletto, divulgatore per missione esistenziale, amico per scelta, fratello e figlio pescato a sorte dal fato. È il prezzo di avvicinarsi alle stelle: sentire l’Universo, accarezzare i misteri del cosmo con docilità. Aprire le braccia al buio, come un saggio consigliere naufrago nei millenni.

Passeggiare lungo la Via Lattea, catturato dai raggi solari, il battito cardiaco del vuoto. Le vene del sistema celeste, arterie invisibili che connettono il chiarore stellare, in un telaio di scie giocose.Luce priva di materia, piena di anima, bacia letti di burrasche impetuose. Gli zoccoli della determinazione si consumano. Le gobbe sono agli ultimi sgoccioli, con le riserve.Le orme dei miei sandali fiancheggiano la duna, impresse in un velo ambrato che solletica il paesaggio. Un soffice guanto di sacrifici.

Scalare la sabbia è un’impresa, soprattutto quando il paesaggio muove le membra sotto l’egida del tempo. Un cono in cui sprofonda il terreno, vicino a una sabbiamobile timida, custodita sotto la superficie. Me la ricordo, mi colse alla sprovvista. Gli occhi del cammello puntavano sulle mie mani, agitate tra i soffi di sabbia. Granelli minuti, piccoli pugni cristallini, rivestiti di un color miele simile a una pietra preziosa. Questo è il destino di un viaggiatore impavido, carico di speranze sulle spalle?Talvolta il mondo rivela cose su di noi, e smettiamo di vederlo per come appare. Gli ambienti svelano chi non siamo, o chi saremmo potuti essere. Oltre le gobbe di sabbia, erette con maestria dal tempo, il fascino si rivela solo agli occhi sensibili, disposti a atrascendere il senso comune con cui si pensa questo posto. Ed è lì che la sabbia diventa prato, le dune si trasformano in montagne dalle cime innevate, e i fianchi, invece di sterili carezze di sabbia, mutano in pinete dai profumi primaverili.

L’ho ribattezzato il Paese dei Fiori d’Ocra.

Vuol dire vedere qualcosa per come non è? No, ma intravedere il bello negli strati di coscienza, scavalcare i preconcetti, contemplare dimensioni strabilianti. I fiori d’ocra conoscono le tue insicurezze. Questo paese è un ciclope che, con un solo occhio, quello della saggezza, trapassa la buccia delle menzogne. Mi hai visto, lo so, so chi sei. I canali provvisori hanno smesso di irrigare il desiderio, ormai esondato notti addietro. Eccolo, un altro colpo di freddo. L’ennesima escursione termina.

Non ero pronto, anche se il ciclope dice il contrario. 

Le gobbe del cammello sono parallele al suolo. Questo è il linguaggio della sabbia, una grammatica che, aprendo sentieri, esige la verità e svanisce in un tepore asfissiante. Provai a interrogare la Sfinge nascosta, che rispose ingannandomi con domande a trabocchetto. Afferro le bretelle, apro la bocca dello zaino, lo capovolgo e vedo cadere le certezze trasportate fino a ora. Ho capito.

È il momento.

Le braccia spalancate come ali d’aquila, lo sguardo rivolto al soffitto del deserto, il busto che guida il corpo in una serie di giravolte. Le dita delle mani insegnano qualcosa su di me.Trascinano i granelli di sabbia, figli della duna, in una coreografia. Un tutt’uno col destino, nel manto della libertà.

 

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