Spazio, mente e percezioni: nella Neuroarchitettura
- grautivity
- 6 set
- Tempo di lettura: 5 min
Scommetto che leggendo la parola "architettura" hai immaginato il classico disegno tecnico delle cattedrali antiche!
A dirla tutta, pure io, ma credo trattarsi di un esempio ricorrente un po' a tutti. La cosa incredibile dell'architettura è che la studiamo negli aspetti meramente tecnici, e tralasciamo completamente la relazione intima con l'uomo.
Memorizziamo le tipologie di capitello, le navate delle chiese, le correnti artistiche d'epoca, e via dicendo. Ma in quanti sono chiesti come nasce? Che valore simbolico hanno gli edifici che vediamo ogni giorno? E quanto impatta l'ambiente sull'educazione scolastica?
Dopo tutto l'architettura è un rimando a una cultura, valori ben precisi.

Questo mini viaggio parte da un interesse nelle forme, nei colori e in che modo interagiscono con l'essere umano. Mi chiedevo cosa differenziasse un quadrato da un cerchio - sul piano percettivo -, una parete dipinta di un colore piuttosto che un altro, certi materiali rispetto ad altri. Ti rivelo che a molte domande non ho ancora trovato risposta. Ma sono intenzionato ad andare a fondo!
Trascorriamo gran parte della giornata in contesti urbani: traffico, edifici alti e grigi, messaggi ridondanti, il frastuono dei mezzi di trasporto. Tutto ciò è una delle cause principali di stress. Nello specifico, i luoghi destinati all'80% delle nostre attività produttive, organizzative e i servizi in generale, non concorrono al benessere mentale e fisico.
Douglas MacLeod ha definito le città un "detonatore dello sviluppo cognitivo". L'elemento che apre gli occhi è che l'architettura nasce per soddisfare un compito ben preciso.
Ebbe origine in territorio turco-siriano, circa 14.000 anni fa, nel sito di Gobleki Tepe. Gli insediamenti erano luoghi di ri-conoscimento, ritrovo, con una carica simbolica collettiva. Millenni fa, le strutture architettoniche costituivano un rapporto simbiotico con l'uomo, tant'è che era una sorta di seconda pelle in cui si svolgevano i rituali e venivano proiettate le proprie emozioni.
L'architettura faceva da testimone alle memorie socio-culturali dei nostri antenati. Il sovraccarico ambientale, con la costruzione ingente di infrastrutture, ha sotterrato il valore emotivo e ancestrale che ci legava agli avi. Solo pochi edifici vengono investiti di un significato storico condiviso, il resto soggiace a un habitus omologante. Con l'avvento della Rivoluzione Industriale, a partire dal XX secolo, l'ambiente ha subito un processo di urbanizzazione: gli spazi rispecchiano le esigenze dell'economia, la produttività e l'efficienza.
E' un vero peccato, considerata la miriade di moltiplicazioni eseguibili combinando forme, colori, luci e ombre.
Esistono di fatti modelli di relazione uomo-ambiente, in cui l'uomo proietta sul secondo emozioni e cultura, con un carico cognitivo prevedibile. Essendo che gli spazi architettonici nascono per dare adito a proiezioni attese (emozioni, significati), gli spazi cittadini stanno mettendo a dura prova le capacità cognitive della mente umana, con il risultato di uno stress persistente, disturbi del sonno e ansia costante. Le stimolazioni a 360° a livello sonoro, visivo, olfattivo e tattile costringono a un sovraccarico cognitivo stressogeno.
"Gli spazi in cui viviamo plasmano i nostri stati d'animo e i nostri comportamenti; abbiamo bisogno di luoghi che nutrano e incoraggino la sopravvivenza delle parti buone che rimangono nel profondo dell'anima".
Come se non bastasse, nelle forme dello spazio non c'è più il legame con il corpo. La città smantella questa relazione relegandola a vie, pareti, insegne e vetrine che vaporizzano la memoria simbolica. Con memoria simbolica sottolineo l'insieme di credenze insite in una popolazione, che le danno una ragione di unità. La dimensione macro delle città, come accennato sopra, si riflette pure sulla dimensione micro, in edifici come quelli scolastici.
Sappiamo che le città riflettono preferenze simboliche, estetiche e funzionali. Evidenziamo che nel caso di città come Milano, per esempio, l'importanza dipende dai valori sociali, in particolare l'ordine, la simmetria, lo status quo (la verticalità), la rigidità. Specifico che non per tutte le infrastrutture valgono questi criteri, tuttavia l'industrializzazione mette in pole position la ripetibilità, l'omologazione.
Come afferma Alain de Botton in "L'architettura della felicità": "gli spazi in cui viviamo plasmano i nostri stati d'animo e i nostri comportamenti; abbiamo bisogno di luoghi che nutrano e incoraggino la sopravvivenza delle parti buone che rimangono nel profondo dell'anima".
Questa affermazione assume una verità in un ambiente che abitiamo per 1/4 della nostra vita: la scuola. Prestiamoci attenzione. Abbiamo detto che il contesto ambientale interagisce strettamente con l'essere umano. Il cervello capta gli stimoli esterni, che a loro volta modificano gli stati mentali, ma esiste anche un circuito di significati che rischiano di passare in secondo piano.
Diamo un attimo voce alle neuroscienze.
Uno studio ha coinvolto un campione di 35 volontari, che comprendevano persone istruite che lavoravano nel loro campo o impiegati, con un'età compresa tra i 20 e i 50 anni. Lo scopo era verificare le risposte cognitive, emotive e le attività neurali. I materiali scelti erano legno naturale, processato, cementificato e metallo, che venivano posizionati sulla scrivania per facilitare l'accesso al tatto e alla vista.
I risultati dimostrano gli effetti positivi dovuto al legno naturale e processato (associati a calma, naturalezza e pace), specialmente il primo è correlato a performance più elevate, a una maggiore concentrazione - perché richiede meno carico cognitivo - ed emozioni positive; mentre passando dal legno processato (con risultati positivi lievemente inferiori) al metallo si ottiene un declino.
Il legno cementificato e il metallo sono infatti associati a stress, emozioni negative, distanza e sovraccarico cognitivo, con una preponderanza del secondo rispetto al primo. Oltretutto, le superfici fredde e sintetiche aumentano il carico cognitivo (*cognitive load).
Secondo una ricerca svolta con gli studenti delle scuole elementari di Tehran, sia i maschi che femmine hanno espresso una preferenza per la luce naturale nelle scuole, associandola a benefici come riduzione dello stress e miglioramento delle capacità cognitive. Le ragazze hanno mostrato un'opinione positiva anche verso l'illuminazione artificiale, mentre i ragazzi l'hanno percepita come un elemento negativo.
Gli studenti di entrambi i sessi hanno preferito ambienti scolastici arredati, considerando la presenza di mobili e attrezzature da gioco come un elemento positivo per il comfort e l'interazione. Spazi privi di arredi sono stati generalmente rifiutati. La mancanza di spazi verdi, alberi e vegetazione è stata citata da ragazze e ragazzi come motivo di insoddisfazione.
Gli spazi verdi sono stati associati a benefici emotivi e fisici, come riduzione dello stress, aumento del piacere e miglioramento del benessere generale. Gli studenti hanno apprezzato finestre ampie che permettono la vista sull'esterno e l'ingresso di luce naturale, forme composte (combinazioni di cerchi, quadrati e triangoli), spazi semi-aperti come terrazze, aree giochi (inclusi campi da calcio per i ragazzi) e la pulizia degli ambienti.
Quanto ricavato va preso con le pinze. La neuroarchitettura è una branca abbastanza neonata - risale a circa un vent'ennio fa - che per essere approfondita con rigore dovrebbe combinare analisi qualitative e quantitative, concedere uno spazio alla varietà culturale, anch'essa artefice della percezione, variabili che, ipotizzo, siano la reattività di certi partecipanti a determinati colori o forme, le differenze di genere a seconda della cultura, eccetera. Le ricerche riportate in questo articolo mostrano tuttavia risultati validi e degni di considerazione.
Sappiamo quindi che le neuroscienze dimostrano che la percezione dipende in buona misura dall'ambiente. E' paragonabile a una cultura silenziosa e serpeggiante, che riflette le intenzioni e la presunta affidabilità, senza dubbio messa a dura prova, di un grande sistema consumato. Uno dei modi per riprogettare gli spazi scolastici sarebbe fare affidamento alla letteratura scientifica, alla storia dell'architettura, una disciplina che non serve a trattenere oggetti, esseri umani o a occupare un vuoto.
L'architettura è progettare nuovi pensieri, forgiare azioni, facilitare incontri, incidere significati.
Queste ricerche fanno sollevare dubbi sull'impatto negativo degli ambienti scolastici, progettati tutt'altro che per rispondere alle esigenze neurobiologiche di alunni e personale educante. Oltre alla dimensione materiale, fatta di banchi sintetici, con parti di metallo, sedie dure e spesso scomode, sistema di illuminazione scarso, vi è la disposizione spaziale dei banchi che non consente movimento e sottolinea una gerarchia con la cattedra dell'insegnante, corrispondono a dati di cui tenere conto. Bisogna ricordare che la scuola compone significati, dall'altezza del soffitto, ai colori e le forme scelte nel design (se così si può chiamare), alle costrizioni del corpo docenti che impediscono il movimento nei corridoi.



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