La scommessa della comunità educante
- grautivity
- 30 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Facciamo parlare i numeri: oltre il 70% dei docenti si sente sovraccarico emotivamente; il 58% accusa sintomi riconducibili al burnout; il 45% si sente 'solo' nell’affrontare le difficoltà psicologiche in classe. Sono statistiche, quelle del Global Education Insights 2025, basate su interviste e sondaggi ricavati in decine di Paesi, facilmente estendibili al rammarico di educatori e genitori. Una condivisa atmosfera di rassegnazione respirata fino allo sfinimento. Nello specifico, la ricorsività del senso di solitudine appare un richiamo assai diffuso. Quali sono dunque le cause di questa amarezza? Parlare di comunità educante, in questa disamina, delinea un orizzonte che può aiutare.

Cos’è esattamente una comunità educante? E perché spiega buona parte dei problemi riscontrati non solo dagli insegnanti nel report menzionato, ma da altri professionisti istituzionali (e non), organizzazioni e genitori?
In prima battuta bisogna fare una distinzione tra società e comunità, per meglio comprendere cosa si intende con comunità educante. Ferdinand Tönnies, eminente sociologo tedesco, ha introdotto la distinzione tra Gemeinschaft (comunità) e Gesellschaft (società), evidenziando come nella comunità prevalgano le relazioni personali e la solidarietà, mentre nella società dominino gli interessi individuali e le relazioni contrattuali. Questa citazione dello stesso Tönnies fa capire meglio la differenza:
“mentre nella comunità gli esseri umani restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono”.
La comunità, in breve, è un agente moltiplicatore di intenzionalità individuali e collettive
Tenete bene a mente questo primo punto, perché quando leggerete i prossimi paragrafi ne capirete il motivo (alcuni di voi ci saranno già arrivati).
Aggiungiamo un pezzo: la parola “educante”, il perno di questo articolo.
Il report “Comunità educante in pratica”, redatto in conclusione di un percorso formativo durato due mesi (da gennaio a marzo 2025) in provincia di Pavia, specifica che il termine “Educante” si riferisce ad un gruppo di organizzazioni sociali (formali, non formali e informali) coinvolte in un percorso educativo. Parliamo di iniziative locali, scuole, club sportivi, aggregazioni bibliotecarie, associazioni, in grado di coinvolgere tanto le famiglie quanto professionisti specializzati. Queste organizzazioni sono composte da persone, con ruoli formalmente riconosciuti dalle istituzioni o educatori senza riconoscimento giuridico e istituzionale (allenatori sportivi, leader religiosi etc…).
Di conseguenza, nei distretti educativi informali e non formali ci sono educatori in incognita, ignari (più o meno volutamente) della missione cui sono chiamati a rispondere.
Perciò, “la necessità ultima è portare a galla l’inconsapevolezza degli educatori alla base del sistema comunitario, affinché assumano a pieno titolo l’onere che un simile fabbisogno umano implicito [...] assuma un carattere cosciente.”
Già cominciamo a notare un fatto, che fornisce una lettura avvincente del carico negativo sopportato dal personale docenti: la responsabilità è più estesa di quanto si pensi.
L’inaridimento della disposizione a conversare, significare e mitigare l’angoscia, si deve alla certezza pressoché assoluta del monocentrismo scolastico, cioè il riversamento sulla scuola della stragrande maggioranza delle problematiche educative del nostro tempo. Esse infatti sono fra le cause dei numeri tratti dal report di quest'anno.
Fatta questa introduzione ai termini “comunità” e “educante”, cosa sarà mai la fusione dei due, “comunità educante”?
La rivista nazionale Pedagogika si riferisce alla comunità educante come a “una realtà in cui partecipazione e condivisione agiscono in funzione di iniziative educative a sostegno della reciprocità relazionale tra individuo e comunità.” Identifichiamo quindi uno scambio circolare a due direzioni: il singolo membro intrattiene con una comunità interazioni specifiche volte al mantenimento della relazione stessa.
L’educazione ha sfiorato gradi di complessità talmente elevati che l’intervento di singole istituzioni è insufficiente. Esattamente come lo sforzo compiuto dalla classe professionale designata al proposito.
Lucia Ariemma, ricercatrice di Pedagogia generale e sociale presso il Dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, prolunga questo il ragionamento. Nel suo articolo “Società educativa”, discute dell’importanza di un superamento della visione “scuolacentrica” (parola mia), che esprime quanto chiarito sopra, fattibile
“investendo non solo la scuola ma l’intera società del progetto educativo, la scuola esce dallo splendido isolamento che la sclerotizza e, cosa più importante, è l’organizzazione sociale stessa che si fa educativa”.
L’eccessiva dipendenza che i cittadini hanno verso la scuola subisce una rivalutazione, a fronte di una prospettiva ecosistemica, la cui attenzione coglie l’intero sistema sociale – e le comunità annesse. L’ecosistema sociale, prosegue Ariemma, è autopoietico, in grado cioè di autoregolarsi, formarsi e formare, consentire la migrazione di informazioni e sostenersi mutualmente, tenendo salda la struttura generale.
Riprendere il discorso sulla comunità, perciò, ripulisce l’aria dal pulviscolo isolante che sta soffocando l’educazione. L’azione educativa allargata alla comunità si configura dunque come una nuova scommessa, nell’ottica di una concatenazione di responsabilità, partecipazione e sostegno reciproco che preveda un demansionamento dai doveri riposti nelle istituzioni scolastiche e nell’equipe professionale.
Scommessa ardua, dati i tempi che corrono, segnati (nel caso degli insegnanti, ma anche degli educatori), da retribuzioni inferiori alla media europea; tempi di lavoro prolungati, anche fuori dalla classe (correzione compiti, progettazione, burocrazia); una carenza cronica di formazione su tematiche legate al benessere psicologico.
Fonti:
McGraw Hill Global Education Insight Report 2025: https://www.mheducation.com/about-us/global-education-insights-report/global-education-insights-2025.html
Comunità Educante - Prospettive e applicazioni, Fondazione Hallgarten Franchetti Centro Studi Villa Montesca, di Fabrizio Boldrini con Maria Rita Bracchini: https://www.montesca.eu/2.0/wp-content/uploads/2022/08/Patto-della-Comunita-EDUCANTE_FIN.pdf
Società educativa, articolo a cura di Lucia Ariemma: https://nuovadidattica.lascuolaconvoi.it/agire-educativo/4-il-lavoro-educativo-nei-contesti-formali-informali-e-diffusi-non-formali/societa-educativa/
Epistemologia della comunità educante, di Nathan Damioli, 1 luglio 2025, Pedagogika, rivista di educazione, formazione e cultura: https://www.pedagogia.it/blog/2025/07/01/epistemologia-della-comunita-educante/
Scuola Globale in Crisi, Report 2025: Un’Analisi Approfondita sul Burnout degli Insegnanti e sul Disagio Psicologico degli Studenti: https://edunews24.it/scuola/scuola-globale-in-crisi-
Stress lavorativo degli insegnanti italiani: dati, cause e soluzioni tra burocrazia e mancanza di riconoscimento sociale: https://www.ersaf.it/edunews/stress-lavorativo-degli-insegnanti-italiani-dati-cause-e-soluzioni-tra-burocrazia-e-mancanza-di-riconoscimento-sociale/
Concetto di Comunità e Differenze con la Società: https://cards.algoreducation.com/it/content/zIisPI-v/comunita-societa-differenze



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