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I Benefici della didattica Interdisciplinare e Come ottenerli


Uno dei problemi che gli insegnanti stanno scontando è la disattenzione degli studenti. Le cause sono molteplici: l’eccessivo uso degli smartphone, mancanza di motivazione, problemi in famiglia. Se mentre stai leggendo ti stanno vedendo in mente soluzioni creative, sei nel posto giusto. Una didattica ideale, infatti, è da associare sia alla comunicazione sia a come l'interazione viene impostata.

 

La didattica interdisciplinare, secondo vari studi, offre dei benefici concreti agli studenti. In questa veste, il compito di un docente è riuscire a mantenere alta l’attenzione, con la promozione di nuovi modi di approcciarsi all'insegnamento. Il cervello di ognuno prevede una miscela di neurotrasmettitori, un cocktail chimico che, se preparato bene, garantisce ottime prestazioni. Bisogna diventare dei “bartender del cervello”.  In questo articolo esploreremo una metodologia interessante di didattica, applicata in numerosi paesi all’estero e in alcuni case study italiani. Ti illustrerò i benefici derivati dall'unione delle discipline sugli studenti, i 4 livelli di connessione da poter mettere in pratica e in fine il metodo intedisciplinare.


 

  1. Perchè unire le discipline - i benefici sugli studenti

  2.  I 4 livelli di connessione

  3. Il metodo interdisciplinare




 

1. Perché unire le discipline: i benefici sugli studenti

 

Secondo delle ricerche condotte in vari paesi esteri, tra cui Singapore, Inghilterra e Finlandia, l’educazione interdisciplinare ha garantito degli importanti benefici. Tra questi è stato registrato un aumento delle capacità di problem solving e di teamworking. Unire le discipline, infatti, consente di sviluppare il cosiddetto pensiero flessibile, fondamentale nell’adattamento a nuovi contesti, per trovare nuove soluzioni e comprednere più facilmente argomenti sconosciuti. Inoltre, conduce a un incremento della memoria, dal momento che con un infoltimento delle connessioni, nonché col giusto imprinting emotivo, le informazioni rimangono più impresse.

Tutto questo, se combinato a una buona comunicazione e a progetti di gruppo, rende le lezioni molto più coinvolgenti, il che ha fatto aumentare considerevolmente l’attenzione. Oltretutto un effetto provocato è il miglioramento del teamworking, laddove l’interdisciplinarità venga abbinata al PBL (Project Based Learning).

 

Le complicanze di una didattica interdisciplinare, è da precisare, sono disparate. Non sempre un docente riesce a compiere lo sforzo emotivo e cognitivo di fronte alle pressioni suscitate, non per carenza di capacità, ma sotto evidenti richieste esterne. Incontrare anche un’equipe disposta a collaborare in tal senso, è una sfida che può risultare difficoltosa. Al contempo, credo molto in ciò che una persona possa fare nel proprio piccolo quando prende con passione il propro lavoro.

 

2. I 4 livelli di connessione

I contenuti delle discipline sono decisamente vari, difficili da includere in un intero escursus didattico. Tuttavia, per condurti al sodo della questione, è utile operare una distinzione dei 4 livelli di connessione disciplinari, secondo il National Research Council's. La didattica tradizionale segue un'ottica di unidisciplinarità, l'insegnamento comunementet inteso. In questa ricerca invece, verranno elencati i primi 2, che consistono nel mantenimento dei confini, quindi si analizza il problema senza intrecciarsi. I secondi invece, derivano dall’abbattimento dei confini, dall’unione dei saperi per risolvere problemi in comune.

 

Cross-disciplinarità




 

Nel primo livello di connessione, il ricercatore o insegnante può attingere alla metodologia di un'altra disciplina per risolvere un problema della propria. Famosa è la storia del velcro ("hook and loop" in inglese, o "chiusura a strappo"), di cui l'ingegnere svizzero Georges de Mestral è l'autore. Frutto di un'osservazione fatta in giardino nel 1941, mentre portava a spasso il suo cane, avrebbe rivoluzionato il settore dell'abbgliamento e la NASA. Rimase colpito dal modo in cui un fiore rimase impigliato nel pelo del cane. Lo analizzò al microscopio e scoprì com'era possibile. La scienza ha portato una soluzione in settori completamente diversi.

 

Multidisciplinarità:




 

Se nell’unidisciplinarità la direzione è singolare, con la multidisciplinarità il ventaglio si amplia. Assistiamo alla collaborazione di due o più discipline nella risoluzione di un problema. Le traiettorie sono simili, rimangono tuttavia separate, quindi vengono mantenuti i confini interni, sulle metodologie e la sintassi generale. Ad esempio, quando una città viene devastata da un uragano un economista, un ingegnere e un sociologo hanno lo scopo di comprendere come prestare soluzione al disastro, restando nei rispettivi spazi ma sulla scia di una direzione comune.

 

Interdisciplinarità: 




 

L’interdisciplinarità è l’argomento principe di questo articolo. Vedremo insieme i benefici che offre e in che modo metterla concretamente in pratica. Deriva dalla concorrenza di più discipline alla creazione di una conoscenza comune, dove non sono più separate come nel caso della multidisciplinarità. La ricerca prevede l’integrazione reciproca, secondo il detto “l’intero è più della somma delle parti”. Ad esempio, IDEO, famosa azienda americana di Design thinking, deve la sua eccellenza allo scambio continuo di professionisti di ambiti diversi. Il libro “I 10 volti dell’innovazione” ti spiegherà cosa intendo.

 

Trandisciplinarità:




 

Questo livello di connessione è il più difficile da ottenere. Il termine contiene il prefisso “trans”, cioè “andare oltre”. Letteralmente è una conoscenza delle conoscenze, un gigantesco tetto sotto al quale convivono le discipline più disparate. L’obiettivo di questo metodo è trascendere i metodi comunemente utilizzati, attraverso la costruzione di  nuovi paradigmi in grado di ripensare il problema e/o le soluzioni con criteri innovativi. Un esempio è la Relativtà generale di Einstein, teoria fisica che ribaltò completamente lo scenario conosciuto precedentemente.

 

3.  Il metodo interdisciplinare

 

Siamo partiti identificando un problema, la disattenzione degli studenti. Abbiamo visto che riguarda anche la didattica, il senso che le diamo e il modo in cui l’insegnante la imposta. Esistono tanti modi per entrare nel merito di questo metodo. La creatività, del resto, non ha confini. Sono stati progettati laboratori multisensoriali, con tante competenze integrate, dal teatro, alla musica, all'arte, ai giochi da tavolo.

Nei prossimi 5 punti scenderò nel concreto, mostrandoti finalmente degli spunti utili a strutturare una didattica creativa.

 

1.  Scegliere un tema specifico

 

Su suggerimento del noto psicologo e ricercatore Howard Gardner, autore della celeberrima Teoria delle intelligenze multiple, nel suo lbro “Educazone e sviluppo della mente”, è opportuno scegliere un tema specifico. Al contrario di un tema generale, infatti consente all’attenzione di focalizzarsi meglio, e di indirizzare gli sforzi di ricerca in maniera efficace. Prendere in esame il processo di Socrate con le relative implicazioni, è più immediato rispetto a l’intera vita del filosofo. Non che quest’utima debba essere scartata, ma in questo caso invoglia gli studenti ad andare a fondo.

 

2. "Se vuoi di più, diventa di più"

 

La scelta del tema, oltre a condurre la didattica, deve avere uno scopo ben preciso. In concomitanza dello step successivo, che ora esploreremo, serve a misurare gli effetti del programma condotto. Un obiettivo può essere favorire l’autonomia di ricerca degli alunni; ottimizzare o integrare le capacità di teamworking; favorire una maggiore connessione empatica insegnante-studenti o studente-studenti. La tecnica espressa da Luca Mazzucchelli in "Fattore 1%", incarna un perfetto modello cui attingere.


Mazzucchelli nel libro usa un bellissimo aforisma, "Se vuoi di più, diventa di più". Questo aforisma, di cui parlerò prossimamente, coincide con la creazione o il rafforzamento di abitudini positive, non solo per il rendimento, bensì in una traiettoria di crescita personale. Ma attenzione, in maniera graduale! Costringere gli studenti a stare sulla stessa lunghezza d'onda, infliggerà in loro un forte senso di frustrazione. La frustrazione è un buon indicatore dei progressi in corso, però se dosata ad azioni compatibili con la situazione di partenza.

 

3. Connessioni disciplinari

 

Avendo presente il tema e gli obiettivi, è il turno dei collegamenti disciplinari. Lo so, starai pensando,


“Ma che, mò mi devo pure mettere a pensare alla matematica? Non bastava la Divina Commedia?”.


Questo step dipende assolutamente da te. Quello che ti suggerisco è domandarti se nelle tue conoscenze pregresse, o letture svolte in autonomia, ci siano delle connessioni utili. Ad esempio, se vuoi parlare della Seconda Rivoluzione Industriale, potresti fare appello all’invenzione della lampadina per fare collegamenti biografici, politici e sociali.

Rispondere a domande tipo: “Come ha fatto Edison a inventare la lampadina?” “In che contesto socio-culturale si trovava?” “Se l’avesse scoperta qualche secolo prima, cosa sarebbe potuto accadere?” “Che rperussioni ha avuto sugli sviluppi culturali attuali?”.

 

Può dimostrarsi una valida occasione anche per un tuo approfondimento, e per destare ulteriormente la curiosità della classe.

 

4. L'insegnante diventa studente

 

Tieni in custodia i collegamenti che ti sono venuti, così da lasciare spazio alla libera interpretazione degli studenti. Le riflessioni della classe saranno un arricchimento o una convalida al programma. La cosa bella di questa modalità è che l'insegnante diventa, in un certo senso, il nuovo studente. Oltre a far sentire speciali gli interlocutori, stimola anche la tua curiosità. Ingaggiarli con domande provocatorie è un’arma imprescindibile. Immagina una lezione che parte così: “Sarai tu il prossimo protagonista di una rivoluzione?”. Le interazioni potrebbero vertere attorno alla parola “rivoluzione”, e quindi potresti chiedere agli studenti cosa significhi per loro, se riescono a percepirla nell’attualità. Dopo di che puoi continuare sollecitando delle riflessioni, avendo sotto mano i collegamenti premeditati.


5. Esplora varie alternative

 

È opportuno ricordare che ogni studente ha le sue modalità di apprendimento. Fare ricorso alla creatività vuol dire spingere gli studenti a conoscere vie alternative, sia come ponte verso il contenuto da conoscere, sia come stimolo sfidante per trasmettere quanto appreso. Durante un’esperienza di lavoro di gruppo, i singoli membri possono incentrarsi su informazioni di altre discipline (ad es., il contesto sociale di una scoperta, la storia dei personaggi coinvolti, il contesto filosofico) fino ad unire in una sintesi le ricerche svolte.

Queste verranno comunicate in modalità arbitrarie: una presentazione Power-point, un documentario, un saggio breve, uno storytelling avvincente, ecc. La missione è rendere l’apprendimento stimolante, abbastanza da aumentare la motivazione, senza perciò esigere determinate aspettative sui risultati finali.

 

References:

 

 

 

 

 

 

 

 


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