Il Tetrafarmaco per il Benessere - L'Arte di Vivere ep.2 - con Salvatore Grandone
- grautivity
- 26 apr 2024
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 23 set 2024
"L’unica vera vita è presente. Il passato, infatti, non è più, mentre il futuro non è ancora"

Oggi continuiamo con il secondo incontro della nostra serie sull’Arte di vivere. Il punto di
partenza sarà ancora una volta la domanda “come posso cambiare?”. Questa volta però
analizzeremo con Salvatore la risposta degli epicurei.
Eccoci Christian! Io ripartirei dalla premessa che ho fatto con Diogene, in modo che i nostri ascoltatori possano seguire in modo autonomo un qualsiasi dei nostri episodi su “L’arte di vivere”.
La domanda “como posso cambiare?” è un quesito che ci poniamo tutti.
Ognuno di noi avverte infatti lo scarto tra l’io reale, ciò che è, e l’io ideale, ciò che vorrebbe essere. All’interno del nostro io ideale sono presenti però delle contraddizioni: alcuni suoi elementi provengono dal nostro essere più profondo, altri sono invece imposti dalla società, derivano dall’ambiente esterno.
È evidente che provare a cambiare se stessi quando non è chiaro l’obiettivo
da raggiungere è difficile, se non impossibile! Ecco perché è importante fare un passo indietro e vedere come i filosofi affrontano questa domanda. Il loro modo di porsi le domande è molto più
radicale del nostro.
Oggi ci soffermeremo, appunto, sulla prospettiva epicurea.
Alla domanda “come posso cambiare?” rispondo in maniera provocatoria diventa epicureo! Ancora una volta la risposta è provocatoria, perché oggi tendiamo a dare un significato negativo al termine “epicureo”. Per il senso comune la persona epicurea è un materialista che ricerca in modo sfrenato i piaceri.
Questa immagine poco virtuosa dell’epicureismo comincia a formarsi già all’epoca di Orazio che si definisce “porcello del gregge di Epicuro!”. Nel Medioevo, ad esempio con Dante, la condanna nei confronti degli epicurei diventerà ancora più marcata.
In realtà, la filosofia epicurea è molto interessante, e ha una forte valenza terapeutica. Ecco perché dobbiamo partire proprio dai mali che logorano e corrompono la nostra anima per poi vedere come guarire.
Secondo Epicuro, uno dei grandi problemi dell’uomo è l’incapacità di controllare i propri desideri. L’uomo desidera troppo e tende a proiettarsi continuamente nel futuro senza riuscire a focalizzare l’attenzione sul presente. Come dirà La Bruyère, un filosofo del Seicento, «si passa la vita tutta a desiderare; si rinviano riposo e gioie al futuro, all’età in cui i beni più preziosi, salute e giovinezza, sono già scomparsi».
Desiderio vs Bisogno
Prima di procedere nella riflessione di Epicuro, e riprendere i passaggi del Tetrafarmaco, è opportuno distinguere il desiderio dal bisogno. Mentre il bisogno è qualcosa di naturale (ad esempio mangiare, bere, dormire, ecc.), nel desiderio entra in gioco una componente legata alla fantasia. Sull’oggetto del desiderio proiettiamo una serie di aspettative.
Per questo motivo accade non di rado che, anche qualora riusciamo ad ottenere l’oggetto tanto agognato, restiamo profondamente delusi.
È il tipico meccanismo dell’illusione-disillusione. Epicuro si sofferma su tre desideri in cui l’immaginazione fa da padrona: il desiderio di ricchezza, il desiderio di gloria e l’amore.
Il desiderio di ricchezza è insaziabile. Chi più ha più vuole e più diventa schiavo dei beni materiali. Il desiderio di ricchezza è definibile come desiderio dell’infinito, nel senso del non-finito, del non compiuto. Per questo è particolarmente dannoso.
Discorso analogo con il desiderio di gloria. Anche in questo caso ci
proiettiamo verso qualcosa di indeterminato. Rimettiamo inoltre la nostra
felicità nelle mani altrui.
Queste riflessioni di Epicuro anticipano per certi versi anche quelle di Leopardi.
La Paura della Morte
In parte sì. L’originalità di Epicuro consiste però soprattutto nell’individuare la radice comune del desiderio di ricchezza e di gloria nella paura della morte. Questa connessione è sviluppata con estrema chiarezza da Lucrezio, uno scrittore latino del I a. C. anche egli epicureo, nel De rerum natura.
L’uomo ricerca la ricchezza, perché spera che diventando ricco possa scampare alla morte. Analogamente si ricerca la gloria, perché si confida nel fatto che l’uomo di successo abbia molti amici per proteggerlo. In realtà, si tratta di deduzioni del tutto irrazionali.
Chi è ricco, così come chi ha successo, è spesso invidiato e ha intorno persone che vogliono accaparrarsi i suoi beni.
Amore o Illusione?
Per quanto riguarda l’amore, ancora una volta sono molto interessanti le riflessioni di Lucrezio. Per lo scrittore latino l’amore è una passione dannosa in quanto ci porta a idealizzare l’oggetto amato. Nell’amore non si desidera una persona reale, ma un essere ideale che non esiste. Si ama un fantasma.
Siamo quindi come per la ricchezza e per la gloria nell’ambito del desiderio dell’infinto, ossia di un desiderio che tende verso qualcosa di non-finito, di illusorio.
D’altra parte, Lucrezio non condanna completamente l’amore. All’amore passione contrappone l’amore abitudine basato sulla condivisione di una serie di esperienze e di interessi comuni. Si tratta di un amore che si fonda sulla quotidianità.
Adesso però dobbiamo capire qual è la terapia, cosa bisogna fare per non
lasciarsi sopraffare dai nostri desideri.
Qui però bisogna specificare una cosa: non si tratta di prendere farmaci o pasticche, ma di
una terapia dell’anima.
Il Tetrafarmaco
Esatto, una terapia che implica la pratica costante di esercizi spirituali.
Questa terapia viene chiamata da Epicuro tetrafarmaco. Ecco ciò di cui non dobbiamo avere paura.
1) Non dobbiamo avere paura degli dèi
La prima soluzione del Tetrafarmaco per trovare il proprio benessere, è non temere gli dèi, perché questi sono esseri perfetti. Non ha senso pensare che un essere perfetto si interessi a noi e alla nostra esistenza.
Posso fare una precisazione? Giusto per chi è ateo o agnostico. Si potrebbe ipotizzare un
parallelismo tra dèi e persone di successo?
In effetti, spesso tendiamo a divinizzare persone reali e a non vederle per quello che sono, come i cantanti o gli influencer. Ma in questo caso si tratta più di amore-passione. Il nostro idolo è per noi una persona senza macchie, tutto quello che afferma è vero e giusto. L’idolatrare altera profondamente il nostro giudizio. Proprio come avviene, anche se in una dimensione più privata,
nell’amore-passione più comune.
D’altronde devi pensare che la superstizione è un fenomeno che non riguarda solo chi crede in Dio. Anche l’ateo o l’agnostico può appellarsi a dio in momenti di gravi difficoltà.
A me è capitato!
È quello il punto. Epicuro vuole portarci verso la coerenza tra pensiero e azione.
2) Non temere la morte
La seconda soluzione del Tetrafarmaco, è non avere paura è la morte.
Epicuro è un materialista. Crede che il corpo sia fatto di atomi, quindi con la morte del corpo muore anche l’anima. Nel momento in cui la morte c’è noi non ci siamo, quando non c’è noi ci siamo. La morte è nient’altro che l’assenza di sensazioni.
Non dobbiamo quindi averne paura, perché quando moriamo non abbiamo
più sensazioni. Lucrezio approfondisce questo tema, e afferma che temiamo la morte perché tendiamo a fantasticare su quello che accadrà dopo. Il grande problema è che
tendiamo a immaginarci ancora vivi dopo il decesso. Si immagina di non poter
abbracciare più i propri cari, i propri amici. Tutto questo fa soffrire. Ma è una
sofferenza vana, frutto della nostra immaginazione.
3) Non dobbiamo avere paura del dolore
La terza soluzione del tetrafarmaco, che ci avvicina al benessere, è che non bisogna avere paura è il dolore.
Lucrezio e Epicuro sottolineano che il timore del dolore ci fa soffrire più del dolore stesso. Anticipare il dolore causa ulteriore dolore. Al contrario il vero dolore o è troppo forte, e dunque ci fa svenire o morire – e così non lo proviamo più –, oppure è sopportabile e va allora affrontato con coraggio.
Mi ricordo il mio maestro di Karate, che quando accusavamo dolori ai muscoli per le
sequenze di mosse, diceva di soffrire in silenzio! Era epicureo!
Devi pensare a come si tratti di evitare l’anticipazione del dolore. L’anticipazione del dolore aggiunge dolore al dolore reale che sopraggiungerà, rendendo eventualmente quest’ultimo più intenso e insopportabile. Del resto, anche se Epicuro non si sofferma su questo aspetto, dobbiamo aggiungere che la percezione del dolore è soggettiva.
Tuttavia Epicuro ha ragione nel sottolineare sull’importanza di lavorare
sull’anticipazione del dolore.
4) Non temere l'infelicità
L’ultimo elemento del tetrafarmaco è di non avere paura di non essere felici.
Ognuno di noi desidera la felicità, anche quando non lo dice. Per Epicuro la felicità è a portata di mano, e consiste nei piaceri naturali e necessari. Se io cerco la gloria e la ricchezza, perseguo desideri non naturali e non necessari. Invece bisogna ricercare i desideri naturali e necessari che sono legati al benessere e alla salute del nostro corpo (come mangiare, bere, dormire,
coprirsi, ecc.) e della nostra anima, come l’amicizia.
Infatti secondo Epicuro per raggiungere la felicità abbiamo bisogno di buoni amici che ci ispirino e ci aiutino Epicuro parla anche dei desideri naturali ma non necessari, come ad esempio il desiderio di bere vino o di mangiare cibi prelibati. Questi possono essere perseguiti ma con moderazione.
Se mettiamo in pratica il tetrafarmaco di Epicuro possiamo raggiungere
l’atarassia, cioè l’assenza di turbamento, o semplicemente la tranquillità.
Quando si raggiunge questo stato di serenità e di pace interiore si riesce a godere a pieno di tutti i piaceri cinetici (come appunto mangiare, bere, conversare con gli amici, ecc.).
In poche parole, finalmente viviamo nel presente senza più proiettarci senza sosta nel passato e nel futuro. Il carpe diem degli epicurei è il vivere il presente con piena consapevolezza. Il carpe
diem non ha nulla a che vedere con la ricerca di un piacere sfrenato, come spesso è stata erroneamente intesa questa espressione.
Esatto! E aggiungerei che Epicuro sta anticipando quello che oggi considerano come obiettivo fondamentale per la crescita personale orientamenti come la mindfulness. L’atarassia apre le porte del presente. Ogni cosa che il presente offre viene vissuta e apprezzata, e questo significa essere veramente felici!
Qui però mi voglio fermare, per non aggiungere troppa carne al fuoco.
È una sorta di manuale di Coaching Antico!
Nel coaching e nel counseling filosofico, vengono riprese in chiave moderna idee ellenistiche. Nell’interpretazione moderna, alle volte, vengono aggiunti concetti interessanti, però ci sono casi in cui si semplificano idee che gli antichi avevano espresso in maniera più profonda.
Ci tenevo a fare un piccolo paragone, in conclusione della puntata. Quando hai accennato
che la pre-occupazione è un po’ come occuparsi in anticipo di un problema. Cerchi di riempire
qualcosa che non necessita di essere riempito. Invece vivendo il presente, lo riempi non con
cose che possono accadere, ma con ciò che sta accadendo realmente!
Questa idea è espressa bene anche da pensatori come da La Bruyère, Pascal e Schopenhauer, i quali mostrano come nell’attesa di vivere non viviamo mai. Ecco il grande problema. Viviamo la vita in continua attesa di una vita vera.
Ma l’unica vera vita è presente. Il passato, infatti, non è più, mentre il futuro
non è ancora. Il messaggio di Epicuro è di grande attualità, soprattutto in una
società come quella di oggi, che spinge ad affaccendarci in mille occupazioni
spesso inutili.
Pascal descriveva in questi termini il modo di vivere dell’uomo comune: “correre bendati verso il precipizio”. Ci perdiamo tutto ciò che sta attorno, e ce n’è di bellezza!
Bene ragazzi, se qualche antico filosofo avesse fatto il coach e si fosse chiamato Antistene o
Epicuro, non saremmo online a fare sedute ma saremmo a un bivio a scegliere o la strada
lunga o la strada corta. Questa allusione la trovate nel primo episodio, dedicato a Diogene
il Cinico. Noi vi ringraziamo, ci vediamo al prossimo episodio sull’Arte di Vivere e seguiteci
sulle nostre pagine social!
Grazie a te Christian, a presto!
(Testo adattato da Christian Tessitore e Salvatore Grandone)


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