Gli Esercizi spirituali dello Stoicismo - L'Arte di Vivere ep.3 - con Salvatore Grandone
- grautivity
- 26 apr 2024
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 23 set 2024
"Il primo passo per guarire dai mali è distinguere ciò che dipende da noi con ciò che non dipende da noi"

Rieccoci con il nostro filosofo di fiducia Salvatore Grandone! Continuiamo la nostra serie sull’Arte di vivere. Oggi parleremo dello stoicismo. La domanda che ci sta guidando nei nostri incontri è “Come posso cambiare?”.
Vediamo come rispondono Marco Aurelio ed Epitteto. Ci sarà anche una sorpresa finale!
Ciao Christian! Alla domanda “Come posso cambiare?” oggi rispondiamo “diventa stoico!”.
A differenza di quanto visto per gli epiteti “epicureo” e “cinico”, dire di una persona che è “stoica” non suona come un’offesa. Tuttavia, il modo comune di usare il termine “stoico” è molto diverso dallo stile di vita e dalla filosofia professati dai filosofi stoici. In genere, per noi “stoica” è una persona paziente, che sopporta gli eventi e le difficoltà dell’esistenza senza lamentarsi. Potremmo dire che nell’immaginario collettivo lo “stoico” è un individuo rassegnato.
Essere stoici però è ben altro e non è identificabile con questo atteggiamento.
Partiamo da Epitteto.
Epitteto considera la sua scuola come un ospedale. Chi viene da lui soffre di qualche male, in particolare di turbamenti dell’anima. Il compito del filosofo è aiutare a guarire, proprio come il medico con i suoi pazienti. Il filosofo è un medico dell’anima.
Il primo passo per guarire dai mali che affliggono la nostra esistenza è distinguere “ciò che dipende da noi” da “ciò che non dipende da noi”.
Per Epitteto vi sono cose in nostro potere, come i sentimenti, le opinioni, le avversioni, le preferenze, ecc., e cose che non sono in nostro potere, come la salute, il corpo, la ricchezza, le cariche pubbliche, ecc.
Se focalizziamo l’attenzione su quello che dipende da noi, possiamo raggiungere la felicità. Al contrario, se desideriamo troppo cose che non sono in nostro potere, ci condanniamo a un’esistenza infelice.
Lo diceva già lui al tempo!
Esatto! Tra l’altro Epitteto sottolinea come questo modo di ragionare non sia semplice. Per farti capire meglio voglio proporti un esempio pratico di Marco Aurelio, un filosofo stoico che conosce benissimo Epitteto.
Afferma Marco Aurelio: “Ti è stato riferito che un tale parla male di te. Ti è stato riferito. Ma che tu ne sia stato danneggiato, non ti è stato riferito”.
Quante volte ci accade che qualcuno parli male di noi. Quando ci viene riferito, reagiamo in genere provando rabbia, ira o rammarico.
In realtà dovremmo affrontare la situazione diversamente e seguire due passaggi essenziali. Il primo è verificare che la persona abbia parlato male di noi; il secondo è verificare, nel caso in cui realmente si sia parlato male di noi, se le maldicenze procurino un danno.
Se sì, dobbiamo certo agire per limitare le conseguenze nocive alla nostra reputazione, ma sempre nella consapevolezza che la considerazione che gli altri hanno di noi non è un qualcosa che rientra del tutto in nostro potere.
In genere non agiamo in modo così assennato, perché ci lasciamo trascinare dell’orgoglio.
È proprio così! Marco Aurelio era un imperatore, immagina quante volte si è trovato nella situazione riportata nel pensiero appena letto! Marco Aurelio scrive essenzialmente a se stesso. Per lui la scrittura è un esercizio spirituale che serve a ricordargli quali sono i comportamenti appropriati da tenere nella vita per non soffrire.
Un dubbio che mi viene in mente è come gli stoici organizzavano queste massime? Erano riflessioni? Come erano impostate?
Nel caso di Marco Aurelio si tratta di riflessioni molto libere. In base alle situazioni in cui si trovava, Marco Aurelio metteva molto probabilmente giù un pensiero che lo guidasse nell’azione.
Come puoi notare, se vogliamo dare una svolta alla nostra esistenza, per Marco Aurelio ed Epitteto dobbiamo lavorare in primis sulle nostre opinioni. È necessario lavorare sulla nostra interpretazione dei fatti. Per gli stoici quello che ci fa soffrire è in molti casi non un evento in sé, ma l’interpretazione che diamo di questo evento.
Nel caso della persona che parla male di me, se non voglio essere turbato, devo ragionare sul modo in cui interpreto quanto mi è stato riferito e sul giusto valore che devo dare alla reputazione.
Ho una considerazione da condividere. Il modo in cui ragiona Marco Aurelio è molto interessante. In genere agiamo in modo impulsivo in tante situazioni spinti dal nostro orgoglio o dal nostro ego smisurato. Pensiamo sempre che accettare determinate situazioni significhi necessariamente cedere e abbandonare le armi. Ma dal modo in cui ragiona Marco Aurelio non ho questa impressione. Mi sbaglio?
Non ti sbagli. Se la persona che ti offende suscita in te sentimenti come la rabbia, è su questo che devi lavorare prima di ogni cosa. Quando cedi a questa passione perdi il controllo di te stesso. Tuttavia Marco Aurelio, come tu hai giustamente intuito, non afferma affatto che dobbiamo rassegnarci agli eventi. Anzi, è nostro dovere contrastare gli eventi avversi con tutti i nostri mezzi.
Ma dobbiamo anche renderci conto che comunque vadano le cose, non bisogna rammaricarsi, proprio in virtù della consapevolezza di quello che dipende da noi e di quello non dipende da noi.
Pensa a quanti complotti ha sventato Marco Aurelio nella sua vita. Se fosse stato uno che predicava la morale della rassegnazione, non avrebbe dovuto reagire. Ma lo stoico non è un uomo rassegnato, come spesso erroneamente si crede.
Un discorso analogo si può fare rispetto alle malattie. Siamo abituati a percepire la malattia come una sciagura. Tuttavia lo stoico ricorda che il corpo non è in tuo potere: per quanto tu possa avere uno stile di vita sano, ciò non implica che non ti ammalerai mai.
È in tuo potere condurre uno stile di vita sano, non la salute.
Ragionare come gli stoici non è certo semplice.
Del resto lo stesso Epitteto riconosceva che solo i grandi saggi riescono realmente a vivere nella piena consapevolezza di “ciò che dipende da noi” e di “ciò che non dipende da noi”.
Epitteto stimava che gli unici veri saggi erano Socrate e Diogene il cinico. Non reputava neanche se stesso un saggio.
Riprendiamo il nostro discorso.
Dalle considerazioni di Epitteto si deduce come per il filosofo i nostri giudizi influenzino le nostre emozioni e come le emozioni i nostri giudizi. Negli stoici addirittura non è possibile distinguere in modo netto opinione ed emozione. Queste tendono quasi a sovrapporsi. Lavorare sui nostri giudizi aiuta quindi a lavorare sulle nostre emozioni.
D’altra parte è importante prestare attenzione anche ai nostri desideri se vogliamo cambiare le nostre opinioni.
Ecco perché oltre a disciplinare i nostri giudizi, dobbiamo per gli stoici imparare a disciplinare i nostri desideri. Occorre indirizzare il più possibile i nostri desideri verso quello che dipende da noi.
Ma non basta. Oltre ai desideri e ai giudizi, bisogna disciplinare l’agire. Gli stoici non sono affatto degli eremiti. Per lo stoico è fondamentale agire in vista del bene della comunità. Tuttavia, quando agiamo bisogna sempre ricordare che le conseguenze delle nostre azioni non sono in nostro potere.
Per quanto possiamo sforzarci, sono tanti i fattori che non rientrano sotto nostro controllo. Ecco perché per valutare un’azione come buona o malvagia è necessario prendere in considerazione più l’intenzione che l’effetto che produce.
Quella degli stoici è una morale dell’intenzione, anche se non va intesa nel senso ipocrita di chi palesa l’importanza di agire in un certo modo senza poi fare nulla per mettere in atto il buon proposito.
Si può insomma dire che negli stoici è fondamentale lavorare sulla metacognizione. Per chi non lo sa, metacognizione significa essere consapevoli di quello che si fa quando si fa.
Giusta osservazione! Aggiungerei anche come le strategie metacognitive sono al centro delle terapie cognitivo-comportamentali. Per certi versi lo stoicismo anticipa una serie di riflessioni e di pratiche che saranno poi approfondite da correnti della psicologia contemporanea.
Ma come mai, nonostante una simile mole di fonti sullo stoicismo, così come di altre correnti, siamo arrivati a travisarne il significato autentico?
Questo dipende da molteplici fattori. Uno da prendere in considerazione sono sicuramente le letture a volte superficiali dei pensatori antichi proposte da alcuni grandi filosofi dell’età moderna o contemporanea. Pensa ad esempio a come Hegel tratteggia lo stoico nella “Fenomenologia dello spirito”. Lo rappresenta come un eremita che si isola dal mondo. Nulla di più falso! Eppure questa visione superficiale ha contribuito a costruire una certa vulgata intorno all’immagine del saggio stoico.
Spesso anche i manuali di filosofia in adozione nei licei contribuiscono a dare questi visioni rigide e schematiche dei filosofi.
Ma ora passiamo all’esercizio di cui ti parlavo!
Ho paura ragazzi, ricordate che sono solo un divulgatore.
L’esercizio è molto carino.
Ti propongo una serie di espressioni e mi devi dire quante volte le pronunci o le pensi. Le risposte possibili sono “Mai”, “A volte”, “Spesso”. Pronto? Quante volte ti capita di dire “Non ce la farò mai!”. Sii onesto!
A volte.
“Non capisco niente”. Puoi fare riferimento anche al passato.
In passato ero solito avere un atteggiamento pessimista nei confronti delle mie capacità di apprendere. Ora invece, se mi trovo di fronte a un argomento difficile, lo approfondisco e se ho troppe difficoltà oggettive, passo avanti.
“La vita è difficile”
A volte. Ci sono momenti sì e momenti no.
“Non ho mai fortuna”
Mai.
“Sono stanco di tutto”.
A volte.
Molte tue risposte sono “A volte”. Il prossimo step da seguire, è domandarti come mai, secondo te, dici così spesso “a volte”?
Nel momento in cui affermi “non capisco niente” o “non ce la farò mai”, devi comprendere se è un’affermazione basata su dati di fatto; in caso contrario è sintomo di malessere, di giudizi infondati su cui bisogna riflettere.
Mi è capitato di pensare “Non ce la farò mai”. Cercavo di ovviare a questa credenza provando a vedere il problema da altre angolazioni, a ripescarlo o a lasciarlo fermentare per poi riprenderlo successivamente.
Esatto! Questo esercizio lo propongo pure ai miei alunni.
Se c’è una ragione oggettiva all’affermazione “non ce la farò mai”, puoi lavorare su ciò che dipende da te. Se uno studente afferma però prima di cominciare un compito di matematica “non ce la farò mai”, è chiaro che questo pregiudizio influenzerà l’esito della prova. Per questo lavorare su tali affermazioni e comprenderne l’origine è fondamentale. Quando lo fai, pratichi degli esercizi spirituali stoici.
Così si apprende a controllare le emozioni e a gestire lo stress.
Voglio proporti un altro esempio tipico. Ti trovi nel traffico e cominci a imprecare. È una situazione dove va applicata la meta-cognizione: va accettato il traffico, perché non dipende da te.
Se riesci a ragionare in questo modo in situazioni semplici, puoi farlo più avanti in frangenti più complessi!
A volte gli stoici vengono sottovalutati per alcune idee in apparenza estreme. Epitteto diceva ad esempio: “abbraccia tuo figlio perché potresti non vederlo più”.
Il famoso Memento Mori.
Infatti. Se leggi Epitteto solo sotto a partire da queste osservazioni è normale che lo stoicismo appaia una filosofia di vita impraticabile.
Ma si può arrivare subito a ragionare in maniera stoica sulle cose difficili. Devi cominciare da quelle semplici.
Credo che gli stoici vadano letti con molta attenzione, meditati e che occorra provare ad applicare con gradualità le loro massime.
Lo stoicismo è una corrente che non avevo mai approfondito realmente. Parlarne in questo incontro mi ha fatto comprendere quanto ricoressi già a principi simili nel coaching.
Considera che lo stoicismo è una corrente filosofica che è nata oltre 2000 anni fa. Eppure vedi come è ancora attuale!
Un altro esercizio che ti condivido, poi chiudo, è quello della scomposizione. Quando un oggetto ti piace troppo, gli stoici ti invitano a scomporlo. In questo modo perderà la sua attrattiva.
Una scomposizione in fattori primi.
Esatto! Desideri tanto uno smartphone che non ti puoi permettere?
Uno stoico ti inviterebbe a ridurre la sua attrattiva pensandolo semplicemente come un ammasso di circuiti e di plastica.
Ragazzi siamo arrivati al terzo episodio della serie, ne mancano altre tre. Ci sarà presto una grande sorpresa con Salvatore, dove la filosofia avrà un respiro ancora più ampio. Io intanto mi sono segnato gli esercizi! Alla prossima allora!
Ciao Christian, a presto!
(Testo adattato da Christian Tessitore e Salvatore Grandone)


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