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La scuola oggi: un'analisi globale

A scuola vengono dati sempre voti: sufficienze, insufficienze, e talvolta qualche giudizio vessatorio. Ma che voto daremmo noi invece alla scuola? Nei mesi abbiamo assistito a un susseguirsi di proposte normative, nuove direttive didattiche e capovolgimenti strutturali. Se dovessimo valutare l’istituzione scolastica, nel complesso, cosa diremmo?



Analisi economica: Legge di Bilancio Valditara e PNRR


Secondo le ultime rilevazioni dell’OCSE (2016-2023), l’Italia destina solo il 4,2% del suo prodotto interno lordo (PIL) alla spesa pubblica a sostegno degli istituti di istruzione, restando indietro rispetto alla media Europea del 5,1%. Facciamo ora un’analisi al microscopio del contesto nazionale e economico attuale.


Direi di instradarci su due fronti: la Legge di Bilancio Valditara e dal Rapporto Invalsi del 2025. Sul primo fronte, troviamo alcuni dati in rilievo. Per il 2026, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, comunica uno stanziamento definitivo pari a 57 miliardi e 921 milioni di euro, ovvero 875 milioni in più rispetto alle previsioni della legge di bilancio 2024. Questi fondi si aggiungono ai fondi del PNRR, che ammontavano a 17,59 miliardi di euro.


Secondo la mappatura realizzata da OpenPolis, no-profit che diffonde informazioni data-driven, fondate cioè sui dati, sono stati spesi effettivamente 916,1 Mln di euro, pari al 61,08% delle risorse stanziate, lasciando un ingente somma da impiegare entro la scadenza finale del Piano, fissata al 31 dicembre 2026. Secondo i dati aggiornati al dicembre 2024, di questi 4,8 miliardi sono stati spesi (pari al 23% del totale), lasciando 12,2 miliardi ancora da impiegare entro la scadenza finale del Piano, fissata al 31 dicembre 2026. Tuttavia, secondo le fonti, l’impatto economico risulta essere molto disomogeneo, con forti discrepanze tra Nord e Sud.


La questione salariale del personale scolastico


Scendiamo più nel dettaglio, nominando la tanto sofferta piaga degli stipendi del corpo docenti. Con il contratto 2022-2024, i docenti hanno ricevuto aumenti medi di circa 150 € al mese e il personale ATA circa 110 € al mese. Se si firmerà anche il contratto 2025-2027, l'incremento medio mensile in busta paga per i docenti raggiungerà i €413 (che rispetto ai paesi OCSE si collocano sotto la media).


Rapporto Invalsi 2025: dispersione e competenze


Secondo il Rapporto 2025 diffuso dall’Istituto di Ricerca Invalsi, la dispersione scolastica in Italia è passata dal 12,7 del 2021 all’8,3-8,5% del 2025, tra i 18-24enni d'Italia, anticipando così l’obiettivo del 10,2% fissato dal PNRR per il 2026. La rivista Vita, in effetti, mostra come l’Italia sia in controtendenza rispetto ad altri Paesi. Nel 2024 la Germania infatti: «aveva un tasso di dispersione pari a 12,9% e Paesi come Estonia, nel 2024, all’11%, Danimarca al 10,4%, Finlandia al 9,6%: negli ultimi anni hanno registrato un aumento della dispersione scolastica».


Questi dati sono a fronte, però, di un leggero aumento della dispersione scolastica implicita (conclusione ciclo di studi, ma inadeguata sufficienza nelle competenze di base) e della diminuzione delle eccellenze, cioè degli studenti particolarmente virtuosi, scesi al 18,5% nel 2026 rispetto al 21,8% del 2018. Rispetto all’apprendimento delle discipline, è stato registrato una decrescita nell’apprendimento di matematica e italiano, seguito da un miglioramento delle competenze in inglese nella scuola secondaria di primo grado. Mentre le competenze digitali degli studenti risultano tra il livello intermedio e avanzato, sulla scorta di un campione di quasi 500 scuole.


La scuola oggi: parlano i genitori


Novakid, piattaforma che dispone di corsi in inglese per bambini, ha realizzato un sondaggio su un campione di genitori di cinque Paesi, tra cui anche l’Italia, chiedendo di valutare la propria esperienza in ambito educativo. Pubblicato nell’articolo intitolato “Le opinioni dei genitori italiani sull'istruzione pubblica”, per quanto riguarda l’Italia, il 43% degli intervistati ha giudicato positiva l’esperienza, mentre solo il 16% l’ha definita di qualità bassa e molto bassa. I programmi didattici vengono ritenuti abbastanza adeguati dal 41% e un 9% li reputa molto adeguati alle esigenze dei bambini.


Tra le tre principali preoccupazioni dei genitori, rientrano la scarsa disciplina scolastica, l’inadeguata preparazione dei docenti e, in ultimo, l’impiego di metodi antiquati. Altri fattori che tengono in allarme i genitori, sono la qualità professionale del corpo docenti (47%), i fenomeni di bullismo da parte dei compagni di classe (45%), l’esposizione a influenze negative (33%) e la sicurezza fisica del bambino (29%). Passando alla cura psico-fisica che la scuola ha dei bambini, il 22% degli intervistati la valuta alquanto scarsa, seguito da un 6% che la definisce molto scarsa, il 36% di astenuti e il 29% che la considera molto buona.


Il sondaggio di Novakid rivela anche le considerazioni delle famiglie nei confronti dei metodi didattici e dei sistemi di valutazione nell’insegnamento dell’inglese. Il 49% dei genitori giudica i primi abbastanza soddisfacenti, resta però un 30% degli intervistati che li ritiene troppo incentrati sulla memorizzazione e poco sul pensiero critico; mentre per il 23% non sono sufficienti a individuare con precisione le aree di miglioramento del bambino.


Secondo il 19% dei genitori, inoltre, l’eccessiva frequenza dei test di valutazione è causa di ulteriore stress per lo studente. In generale i criteri di valutazione sono ritenuti troppo rigidi e poco adatti a valutare accuratamente le capacità dei bambini. Sembrerebbe esserci una nota di consapevolezza sulle abilità che andrebbero potenziate, che i genitori vedono mancare nel pensiero logico e argomentativo e nella gestione dello stress. Gli intervistati ha definito fondamentali le competenze tecnologiche e creative.


Cosa andrebbe migliorato e il ruolo dell'orientamento


Il verdetto finale è ormai assodato a tutti gli addetti ai lavori e non. Gli interventi che andrebbero applicati alla scuola riguardano un ammodernamento delle infrastrutture, l’aumento degli incontri extrascolastici e l’investimento adeguato nella formazione degli insegnanti.


Non è finita qui. La scuola, lo sappiamo, è un ente che cerca di orientare al meglio gli studenti verso una carriera scolastica a loro coerente. Nonostante questa funzione sia ad oggi dibattuta, specialmente da figure quali i pedagogisti, gli insegnanti e i genitori lasciano l’impronta anche su questo fronte. Action Aid riporta le evidenze di un’analisi condotta su 1.509 questionari compilati da docenti nel periodo compreso tra l’aprile e il dicembre 2024, relativamente alla visione e alle pratiche di orientamento scolastico in Italia.


Il rapporto, denominato Orientamento scolastico: tra ideali e realtà, attesta come l’87% dei docenti sostenga gli studenti in linea con le loro competenze e/o aspirazioni (i risultati oscillano tra “molto” e “abbastanza”); invece, un 36% si basa su schemi familiari, legati al passato, piuttosto che su vere aspirazioni. Nel complesso, nei questionari compilati si sostiene che i genitori abbiano troppa influenza sulle scelte dei figli: il 77% si basa su schemi propri di lavoro o scuola ideali; contro il 61% che, in accordo ai docenti, sostiene le aspirazioni dei figli (solo il 9% molto).


La scuola oggi: parlano i docenti


Non è poco noto che la situazione psicologica degli insegnanti si trovi messa a dura prova. È un mestiere assai complesso, faticoso, soggetto ad aggressioni verbali (e, in taluni casi, fisiche), che prevede una buona dose di dedizione anche oltre allo standard di 40 ore.


Infatti, i risultati sono chiari: i dati emersi dall’indagine dell’Osservatorio sul Benessere dei Docenti dell’Università di Milano-Bicocca, ci dicono che quasi il 50% degli insegnanti è a rischio burnout. Il 20% di essi soffre di una condizione chiamata presenteismo: si ostina cioè a rimanere sul posto di lavoro anche al di là dei propri obblighi o a prescindere dalle condizioni di salute. Scendendo più nel merito, il laboratorio Health & Sustainability del dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca, ha avviato un monitoraggio per indagare il benessere dei docenti, a partire del 2007 a Milano, per estenderlo nelle edizioni del 2009, 2014, 2018 a tutta la Lombardia, con cadenza biennale.


Il 48% dei docenti presenta livelli critici in almeno uno dei tre indicatori principali di burnout e il 4,6% è a forte rischio. I tre principali indicatori sono: l'Esaurimento Emotivo (sensazione di stanchezza profonda e irritabilità), la Depersonalizzazione (distanza emotiva dagli studenti) e la Bassa Realizzazione Personale (percezione di inefficacia). In tutto ciò, un dato sembra rincuorante: la soddisfazione lavorativa in rapporto con gli studenti svetta al 77%.


Questo significa che un docente può sentire gli effetti tangibili del suo lavoro, ma l’eccesso di lavoro e la mancanza di adeguato riconoscimento affliggono pesantemente la professione.


Sfide globali e carenza di insegnanti


La precarietà di queste condizioni riscontra ulteriori problemi sul piano economico, professionale e organizzativo. Il Rapporto Unesco dell’Institute for Statistics, pubblicato nell'ottobre 2025, mostra una netta diminuzione dei salari a livello globale del 4,4% nel 2024, sebbene 1 docente su 4 si dichiari soddisfatto del guadagno.


In aggiunta, risultano diminuite le iscrizioni alla facoltà di scienze della formazione; sono cresciuti la difficoltà nel reperire docenti per le materie STEM e il turn over durante i primi anni di servizio. Il dato supremo indica che serviranno 44 milioni di nuovi insegnanti entro il 2030 per garantire il diritto universale all’istruzione.


La scuola oggi: parlano gli studenti


Il 59° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese mostra cosa ne pensano i ragazzi. Nonostante il 70% degli intervistati esprima un giudizio positivo, il 28,3% dei giovani tra i 16 e i 19 anni ritiene che la scuola non li prepari adeguatamente al futuro. Il 53% invece non pensa che la scuola sia una palestra di vita.


Le richieste degli studenti vertono principalmente sull'orientamento verso il mondo del lavoro (56,1%), su una didattica più al passo coi tempi (41,9%) e incentrata sulla realtà contemporanea (31,1%). Una piccola fetta vorrebbe imparare a riconoscere fake news e truffe online (19,0%), mentre l’educazione affettiva e sessuale è un bisogno espresso dal 34,7% dei giovani.


Le mie osservazioni: la scuola è così "tragica"?


Quali conclusioni possiamo trarre da queste analisi? Il sistema scolastico ha numerose lacune rimaste insolute, dal punto di vista delle metodologie, della valorizzazione del personale, a livello funzionale e nella soddisfazione generale degli attori coinvolti. Al contempo, a dispetto dei decenni precedenti, sono stati registrati miglioramenti globali nonostante gli stipendi, le infrastrutture, il ricorso a metodi antiquati e le materie insegnante siano oggetto di malcontento. Si osserva, inoltre, come il bacino economico del PNRR, accompagnato dal contributo del Ministro Valditara, abbia arginato buona parte dei colpi accusati dalla scuola italiana.


Il grande però, tuttavia, riguarda l'ambivalenza tra i vecchi metodi impiegati e la circoscrizione del ruolo della scuola circa le modalità usate per orientare gli studenti, la centralità risposta sul loro benessere e un compito, per così dire, di protezione e tutela del personale educativo (nell'articolo ho descritto le difficoltà del corpo docenti, ma il malessere abbraccia anche educatori e dirigenti). In generale, i dati mostrano una diminuzione dell'impatto su determinate aree - tra le quali annoveriamo accrescimento di alcune competenze necessarie e i dati in calo sulla dispersione scolastica - con la persistenza di una cultura educativa che ancora deve fare passi avanti.


Perciò, la scuola oggi non mostra un quadro così tragico come quello narrato da "chiacchiere di corridoio" e da svariati articoli giornalistici. L'ostacolo maggiore concerne il fatto che gli interventi non agiscano in ottica sistemica, cioè rispettando una progettualità proiettata nel futuro. Andrebbero, infatti, riscritti i criteri di assunzione del personale educativo; la pedagogia di certi principi didattici tuttora applicati; i criteri reputati validi sui profili professionali alla cattedra e non solo; la modernità delle infrastrutture, nonché l'attinenza a fattori neuroscientifici; la missione che la scuola propone a famiglie e studenti; e il discorso va avanti ancora...


Ragionando con occhio lungimirante, di questo passo il rischio è ricadere nella trappola delle "riforme a strappi", perdendo di vista il miglioramento sistemico che si sta cercando. Un altro punto da evidenziare, appunto, è la dipendenza da proposte ministeriali combinata alla carenza di quello che è uno spirito di coesione e compartecipazione collettiva. Questo indebolisce la resilienza che abbiamo come cittadini, professionisti e persone in generale, a fronte dell'approccio neo-liberista che pende sull'individualismo, la competitività e la settorializzazione. Ad esempio, il fatto di vedere la scuola come l'educazione stessa, dirotta lo sguardo lontano dall'importanza della comunità, la categoria micro della società che orienta valori, abitudini e consuetudini, purtroppo considerata in misura minore.


Andrebbero perciò ripensati i valori che muovono la cultura educativa: innovazione, collaborazione, responsabilità (accountability), aiuto e inserite voi altri da aggiungere.


 
 
 

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