top of page

Le Neuroscienze della Bravura - spiegate da una Coach

Aggiornamento: 23 set 2024


"In mancanza di un esempio davanti, troviamo difficoltosa la stimolazione al miglioramento"

L'uomo virtuviano con una scritta davanti

 

Qual è il significato di talento? Da dove proviene? Ognuno di noi è fatto di varie potenzialità, che ci spingono a raggiungere la bravura in qualcosa, solo che siamo sottoposti alle cosiddette credenze negative. Dalla mattina alla sera, spesso, si ripetono frasi che ci autoconvincono di mancare delle giuste capacità. I talenti in questo senso, sono la luce alla guida delle nostre vite. Quest'oggi andiamo alla loro scoperta con la coach Valentina Cerri, che ci darà delucidazioni sulle reali neuroscienze nascoste dietro al talento.


Eccoci Vale! Piacere di averti in questa live. Da dove partiamo oggi?




 

Da dove si comincia è una bella domanda! Partirei da cosa sono i talenti e qual è l’idea più diffusa. Che cosa sono i talenti? Il primo esempio che ci viene in mente sono le predisposizioni naturali, come quelle per la matematica o la musica, le classiche. Si dice “E’ un talento naturale”. I talenti sono una serie di competenze che ognuno di noi ha, e il dilemma che tutti si fanno è: “Ma io ho qualche talento?”. Si tratta di un insieme di capacità, che in un certo settore, ci rende speciali e unici dagli altri, e soprattutto sorgono spontanei.

Sono uguali i talenti alle passioni? Quando sono approdata nel 2015 nel mondo online, trovai su Google il motto “guadagna con le tue passioni”. Per me passioni e talenti sono abbastanza sinonimi. Alle prime corrisponde un motivo. Solitamente le passioni emergono in attività in cui si è portati, invece che negati. Se per me a scuola la matematica è stata problematica, è difficile diventi parte integrante della mia vita; ciò non esclude sorti migliori in futuro!

 

E questo porta alla domanda: “Come si diventa talentuosi?”

 

Esatto! Il modo più efficace per sviluppare uno o più talenti, è la pratica profonda, una pratica incessante day-by-day di una medesima azione. Esiste un detto: “La pratica rende perfetti”. A tal proposito mi ero segnata un paio di cose interessanti, Christian, di un libro chiamato “The talent code”, ad opera di Daniel Coyle, bestseller in America, dove ha cercato di trovare il codice segreto del talento. Ha fatto alcune scoperte interessanti. Quella che mi ha colpito di più, è una ricerca sulla mielina, una sostanza che ricopre i fasci neurali. Il suo ruolo è focalizzare, velocizzare e rendere precisi gli impulsi elettrici da un neurone all’altro. Più velocemente passa l’impulso, maggiormente avverrà la stimolazione delle sinapsi (connessioni tra neuroni).

Come viene stimolata? Attraverso il meccanismo di sbaglio e correggo.

 

L’apprendimento

 

Certo, avviene sbagliando. Gran parte delle cose che ho appreso, è stato per merito degli errori. Quando facciamo errori, è come se le nostre connessioni si accendessero. È un notevole boost di energia! Quando sappiamo fare bene qualcosa, significa che abbiamo instaurato sia una buona connessione e dall’altro non le connessioni, per assurdo, non si accendono più, perchè manca la difficoltà.

 

Quindi, quando si diventa bravi a fare qualcosa, le connessioni si spengono.

 

Esattamente! Le ricerche svolta sul neuroimaging lo confermano. Tant’è vero che, il concetto di neuroplasticità, calato in persone di mezz’età, suggerisce di studiare cose difficili. Fare esperienza di cose nuove, come fare scalate o attività in generale, promuove il potenziamento della mielina, con un doppio beneficio: da un lato impariamo, dall’altro lato manteniamo giovane il cervello.

 

Rispetto a questo discorso, rientra il discorso della bravura, ad esempio, nel disegno. Alcune persone partono con l’idea di non essere capaci, a priori, in un’attività. In realtà bisogna assecondare una scomposizione in azioni semplici.

 

Questo fatto di dire “io non diventerò mai come lui!” porta ad un altro concetto, sottolineato da Coyle. Avere qualcuno di riferimento più bravo a fare qualcosa, aiuta a migliorarsi. Fare pratica con chi è pari livello a noi, è utile a ricevere un feedback o una condivisione. Se si vuole tirare fuori il proprio talento, tuttavia, bisogna tirare fuori la motivazione. In mancanza di un esempio davanti, troviamo difficoltosa la stimolazione al miglioramento. Siamo esseri umani, è normale che siamo in cerca del piacere.

 

Diventa importante la collaborazione tra movente, cioè qualcosa di esterno che spinge all’azione, e la motivazione, ovvero un principio interiore all’origine della pratica.

 

Sì, in questo caso, nel discorso sul talento, se voglio fare una maratona, necessito di un lungo lavoro e una preparazione importante, un mentore che mi alleni, suggerimenti nutrizionali, ecc. Ma come faccio a ricevere la motivazione anche nei momenti di minore voglia? Avendo un modello di riferimento che già ce l’ha fatta. Lui nel libro parla di “ispirazione”, più che motivazione. Essere ispirati dal modello di riferimento, motiva a raggiungere il traguardo perfino nelle giornate difficili.

 

Diciamo che l’ispirazione è il fuoco che innesca la miccia  motivazionale.

 

Sì, esatto. Il discorso degli errori è legato alle difficoltà. Per chi bazzica la crescita personale ha già un minimo di cognizione. Chi invece sente questi concetti per la prima volta, rimane sgomento. Mi viene in mente un reel fatto diverso tempo fa, che ha ricevuto vari commenti negativi, dove ho spiegato che il cervello del Sapiens è fatto per affrontare difficoltà. Siamo dei problem-solver nati! L’uomo di Neanderthal, paradossalmente, era più intelligente, data la situazione in una natura avversa, priva delle fondamenta tecnologiche di oggi.

Pensa te che roba! Nonostante l’evoluzione, pare che anzichè progredire siamo regrediti.

 

Purtroppo, ci siamo scordati di come si risolvono problemi. Un esempio della mia generazione, sono le indicazioni stradali. Anni fa io non avevo il GPS, figurati viaggiare all’estero com’era! Usavo le classiche mappe geografiche. Oggi invece, ne sono dipendente. Quasi mi pare di non riuscire a fare un passo senza mappe satelltari. Se volessi, nel mio pessimo orientamento, potenziarlo, dovrei inserire un sacco di difficoltà: disimparare a usare maps, leggere le mappe e chiedere aiuto ai passanti. Bisogna spronare i talenti cercando difficoltà, non esiste una easy way. Siamo abituati, più che in passato, ad essere una società iperperformante.

Per imparare davvero, ci vuole tempo.

 

Su questo mi viene una riflessione. Spesso si associa il talento a qualcosa in cui si è bravi da subito, ad esempio la matematica. Quindi possiamo definire il talento come una preimpostazione o qualcosa da affinare gradualmente?

 

Tendenzialmente, dietro a un possibile talento, si cela una passione, di cui magari siamo inconsapevoli. Gran parte delle situazioni che gestisco, con i clienti, riguardano il talento. È difficile capire cosa si vuole.

Torniamo al discorso dell’ispirazione. Non ho mai pensato di avere un talento, ma vivendo una situazione x ricevo un rimando e scopro di trovare piacere in certe attività. Una domanda da porsi è: “Ma io mi ci vedo a fare una cosa del genere?”. Poi sopraggiunge la razionalità che giudica, ma nella mente inconscia, se nelle proprie corde, le risposte sorgono spontanee. Vado a un concerto di musica classica, rimango stupita da un violoncello, ne prendo in mano uno e divento bravissima! Questo accade soprattutto nei film. Oltretutto, un’altra questione è l’età. Una frase ricorrente è “Ormai è troppo tardi”. E’ una tendenza generazionale che mi auguro venga smorzata. Considerando la durata della vita media di una donna è 87 anni...

 

A 40 sei già morta, nel discorso sul talento! Esiste un’autrice, di cui non ricordo il nome, che ha scritto un libro a 104 anni!

 

Sì! C’è questa credenza che, da un’età in poi, non puoi fare nulla! Devi aspettare la pensione, giorno dopo giorno. Però i talenti si possono scoprire in casi fortuiti. Prima si pensava che i neuroni, a una certa età, fossero finiti, perchè bruciavano nel tempo. Il cervello è un muscolo da allenare nella vita, con le sfide, programmandole. A livello di ispirazione, come dicevi te, è importante sperimentare. Se in questo momento qualcuno pensa di non avere talenti, in modo legittimo in base alle esperienze personali (a scuola, lavoro, famiglia, ecc.), può esistere una condizione opposta.

 

Grazie del tuo contributo, Valentina! Lascio i lettori con un ultimo commento. Voglio nominare un altro libro, in aggiunta a “The talent code”, rispetto al discorso sull’età, “The Element”, ad opera di Ken Robinson, celebre educatore e formatore. Un saluto Vale!


Grazie Christian, a presto!

 

 



Commenti


bottom of page