Quello che pensi non esiste: follia o risorsa?
- grautivity
- 24 feb
- Tempo di lettura: 5 min
Pensare a posti che non esistono è possibile o ti prendono per pazzo/a? Dite pure ai manicomi di tenersi sigillati: la Legge Basaglia basta e avanza.
Se ti chiedo di immaginare, la prima cosa che fai è proiettare la mente su scenari che non ci sono. La nostra mente è un dispositivo eccezionale, che funziona come la realtà aumentata: le immagini sembrano reali, ma poi il mondo torna come prima.
È deludente? Talvolta sì. Vorremmo che il viaggio programmato da mesi volgesse al meglio; invece, alla fine vorremmo cancellare il ricordo. Ipotizziamo le peggiori avversità future, quando neanche l’1% di esse si realizzerà.
A questo punto, perché continuare a immaginare se potremmo rimanerne delusi? Che senso ha compiere questo sforzo di pensiero se gli scenari simulati potrebbero non avverarsi? Interviene un tipo di pensiero che la mente conosce benissimo.
Con l’avanzare dell’età lo affossiamo, specialmente in un’era fatta di verità somministrate dall’esterno.
Parlo del pensiero utopico.

Che cos’è l’utopia? Origini e trasformazioni del concetto
È comune associare la parola utopia a qualcosa di vago, irrealizzabile, impossibile. Basta ricollegarsi ad accezioni quali: “È utopia che questa cosa divenga realtà”, “Un cambiamento del genere mi sembra un po’ utopico”
Rimarresti stupito a sapere che, tutt’al contrario, pensare in modo utopico, secondo le ricerche scientifiche, determina benefici interessanti.
In primo luogo, però, vediamo cosa è questa benedetta utopia, altrimenti si resta sulle nuvole.
L’utopia è una società o comunità immaginata che prospetta le condizioni migliori e più desiderabili per i suoi membri. Il termine venne coniato da Thomas More nel 1516, nel suo libro Utopia, dove descrive un luogo inesistente con ottimo dettaglio.
Nel corso della storia l’accezione è mutata, fino a definire nel gergo popolare uno scopo non (o difficilmente) raggiungibile.
Ad oggi, sembrerebbe aver preservato un carattere ambivalente: da un lato una forma di escapismo (fuga) dalla società esistente, per adagiare lo sguardo su scenari ottimisti; dall’altro lato, una modalità che l’immaginazione consente per pensare in modo positivo, senza accontentarsi del sistema vigente.
Simulare luoghi o situazioni migliori viene spesso confuso con una neutralizzazione dei tasti dolenti della società, attraverso l’ipotesi di futuri che negano i malesseri.
Perciò è importante distinguere tra pensiero utopico e wishful thinking (pensiero desiderante). Se il pensiero desiderante è fantasioso e poco razionale, l’utopia può invece proiettare una direzione verso cui tendere basata sulla concretezza.
il pensiero utopico è associato a una rappresentazione del futuro astratta, favorendo comportamenti orientati agli obiettivi e intenzioni di azione collettiva.
Evidenze scientifiche: utopia, speranza e azione collettiva
Una ricerca condotta presso il Department of Psychology della American University of Beirut offre un’analisi dello status scientifico del pensiero utopico e dei suoi effetti sul piano psicologico e sociale.
Lo studio ha coinvolto 785 lavoratori Amazon negli USA, di età compresa tra 20 e 73 anni, di cui 367 inclusi nell’analisi finale. Ai partecipanti è stata proposta la lettura di un articolo che descriveva una possibile visione utopica della società, al fine di attivare una modalità di pensiero orientata al futuro e al cambiamento.
I risultati dicono che la capacità di immaginare una società migliore:
Riduce la tendenza a legittimare lo stato attuale delle cose (System Justification).
Aumenta la speranza individuale e sociale.
Aumenta il livello di astrazione cognitiva
Quest’ultimo aspetto è affrontato nella Construal Level Theory (CLT), che aiuta a comprendere quanto un pensiero sia collocato vicino o lontano nel tempo. Più è distante, più è astratto, più è possibile.
Se per molti astrazione è sinonimo di illusione, in realtà promuove la mobilitazione verso risultati benefici e rafforza la speranza.
Una vasta letteratura sull'argomento mostra che il pensiero utopico è associato a una rappresentazione del futuro astratta, favorendo comportamenti orientati agli obiettivi e intenzioni di azione collettiva. All’opposto, l’assenza di speranza – ovvero l’aspettativa negativa dei membri di un gruppo rispetto alla capacità del gruppo stesso e al suo futuro – risulta negativamente associata alle intenzioni di partecipazione.
Va inoltre sottolineato che il test prevedeva la lettura di un articolo, piuttosto debole come metro di misura. Tuttavia, ulteriori studi confermano gli effetti positivi del pensiero utopico sulla minore giustificazione della società attuale e sull’ingaggio in comportamenti di cambiamento sociale.
Un’altra ricerca, intitolata How imagining your best possible future self boosts optimism, mood, and reduces anxiety: RCT, ha coinvolto 240 studenti universitari turchi. Questi vennero suddivisi in due gruppi:
Gruppo sperimentale: scrittura per 15 minuti sul miglior futuro possibile per sé (Best Possible Self) e visualizzazione per 5 minuti.
Gruppo di controllo: scrittura e visualizzazione di una giornata tipica.
Il primo gruppo mostrava: livelli significativamente più alti di aspettative positive (rimaste stabili a distanza di una settimana), mood più positivo e sintomi legati all’ansia decisamente inferiori.
Insomma, è un pronostico interessante su una capacità primordiale ma veramente fenomenale, quella di proiettarsi su realtà a lunghe gittate.
Attenzione però: non esiste solo il pensiero utopico. Esistono anche:
Pensatori distopici (immaginano “posti brutti”).
Pensatori intermedi (né belli né brutti).
Uno studio pubblicato su The British Pshycological Society ha confrontato queste tipologie (incluso il pensiero utopico) secondo quattro dimensioni:
Desiderabilità – Futuri migliori (condizione necessaria, ma non sufficiente).
Innovazione – Concretezza del cambiamento desiderato.
Possibilità – Allontanamento dal presente e ampliamento delle immagini.
Beneficenza – Mobilitazione per un bene comune più grande.
Sono state esaminate tre questioni sociali: disuguaglianza economica, cambiamento climatico e regolamentazione delle armi.
È emerso un sottogruppo di pensatori utopici orientati al cambiamento, con indici elevati su tutte e quattro le dimensioni. Un'analisi linguistica computerizzata ha mostrato maggiore uso di linguaggio legato all’equità e alla giustizia.
I pensatori distopici riportavano:
Maggiore rabbia complessiva.
Livelli inferiori negli indicatori legati all’azione collettiva.
Linguaggio più legato alla disperazione.
Gli ambivalenti si collocavano in una posizione intermedia.
Visualizzare futuri negativi non nega che siano possibili, ma non mobilita quanto il pensiero utopico orientato al cambiamento.
Utopia e sistema scolastico: una scelta mentale e politica
Se simulare mentalmente futuri più positivi fosse una scelta capace di far adottare comportamenti diversi?
Da questa documentazione possiamo trarre alcune riflessioni.
Pensando al sistema scolastico, all’impotenza generale, all’amplificata rassegnazione su come andranno le cose, sorgono alcune domande.
È innegabile che le decisioni prese dal governo stiano tutt’altro che aiutando le istituzioni scolastiche nella loro missione. È chiaro anche quanto le statistiche sui risultati, per nulla promettenti, lascino presagire riscontri spiacevoli nel lungo periodo.
E mi domando: se simulare mentalmente futuri più positivi fosse una scelta capace di far adottare comportamenti diversi?
Se, come dicono le ricerche, ripensassimo la scuola come il “non-luogo” che oggi non c’è, ma che un domani potrebbe rivelarsi con tutt’altra forma?
Spesse volte si ha paura di affermare: “Una scuola migliore è possibile!”, pena lo scherno di colleghi, amici, familiari.
In una società contemporanea che diffida delle visioni, interrogarsi sull’esistenza di luoghi ad hoc per i bisogni individuali e sociali pare infantile, privo di fondamento, irrisorio.
Eppure, giunti a questo punto, le scelte sono due: restare immobili dove siamo o scatenare il potere irruento della nostra mente.
È un bene per noi. Un bene per il prossimo. Un bene per le generazioni a venire.
Fonti
Utopian thinking to motivate collective action: https://climatepsyched.substack.com/p/utopian-thinking-to-motivate-collective
How imagining your best possible future self boosts optimism, mood, and reduces anxiety: RCT: https://www.simplypsychology.org/how-imagining-your-best-possible-future-self-boosts-optimism-mood-and-reduces-anxiety-rct.html
Envisioning Change: An Empirical Test of the Social Psychological Model of Utopian Thinking and Collective Action: https://www.researchgate.net/publication/360142777_Envisioning_Change_An_Empirical_Test_of_the_Social_Psychological_Model_of_Utopian_Thinking_and_Collective_Action
What could be? Depends on who you ask: Using latent profile analysis and natural language processing to identify the different types and content of utopian visions: https://bpspsychub.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/bjso.12853


Vedere oltre il reale, significa credere in qualcosa capace di accettare l’idea prodotta dall’immaginazione e per questo impercepibile ma non per questo necessariamente bollata dal qual si voglia aggettivo che la rileghi allo stato di semplice suggestione che non si confronta con la realtà dal quale grembo deve comunque nascere pena la sua irrealizzabilità. Mi piacerebbe… il buon modo condizionale! Bell’articolo.