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Una Nuova definizione di Creatività, attraverso 5 Discipline

Aggiornamento: 23 set 2024

Abbiamo un problema: abbiamo smesso di essere noi stessi!


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Il tuo cuore probabilmente se lo ricorda, quando hai immaginato quella città in cui avresti voluto vivere, inventato i supereroi dei tuoi sogni e disegnato completamente a caso, all'infuori di qualsiasi ombra di giudizio. Come si chiama quel processo? Creatività, una caratteristica che tutti hanno. Ti sarà capitato di sentire parlare di pensiero divergente o intelligenza divergente. Questo in riferimento a quegli alunni reputati sopra le righe, che in realtà insegnano molto sull'argomento. Senza il processo creativo non esiste apprendimento efficace, il che ci riporta sulle orme di una nuova definizione di creatività.


Pensaci: senza creatività non saremmo qui, a usare il computer o il cellulare per leggere questo post; non esisterebbero i giochi alle feste di compleanno; non esisterebbe Cristiano Malgioglio; non ci sarebbe la pizza con l'anana-(meglio non aggiungere la "s", ops).


Non è necessario saper disegnare, usare colori in maniera confusa o ballare la macarena a mezzanotte per essere creativi. A volte basta recuperare ciò che ci anima da dentro per ripristinare il piacere della scoperta.


In questo incontro abbiamo scoperto la creatività sotto 5 lenti diverse, e il risultato è stato pazzesco!




Bene ragazzi, io direi di far partire uno di voi. Chi vuole farsi avanti?


Salvatore Grandone


"Creazione da sè per sè" - la Filosofia di Bergson


Io direi di partire da un filosofo che reputo molto interessante, uno dei protagonisti principali della filosofia novecentesca, Henri Bergson. Vorrei affrontare l'argomento in modo semplice, concentrandomi su un'associazione della parola "creatività" con il concetto di Genio.


Bergson in un corso di psicologia, presso il Liceo Enrico IV, tenne una lezione sui caratteri della produzione geniale, soffermandosi sul ruolo del processo creativo. Sottolinea una somiglianza tra filosofia e arte, con un riferimento alla crescita personale. Evidenzia che solo grazie all'energia spirituale riusciamo a trovare il potenziale nascosto in ognuno di noi. Parla di un vecchio amico che a scuola non andava bene, e dopo 10 anni lo rincontra nei panni di un medico affermato: aveva trovato il proprio centro dove riconfigurare la propria psiche.


Un altro punto tematizzato da Bergson, è la libertà. Nel momento in cui un individuo è libero si sta "creando da sè e per sè". L'identità infatti è composta da due strati, un io superficiale e un io profondo. Il primo è incentrato sulle abitudini, sulle percezioni individuali; il secondo, invece, ripone l’attenzione sul concetto di durata, ovvero un atteggiamento consapevole alla vita e al proprio vissuto.


Grazie Salvatore. Il tuo intervento fa comprendere quanto la filosofia non sia semplicemente astrazione, anzi è un atteggiamento verso una conoscenza che ti porta a essere più consapevole del mondo. Fra l'altro abbiamo svolto un intervento specifico sul Genio.


Cristina Ciaralli:


"L'essenzialità dell'atto creativo: tra Lowen e Kosler"


Io ho trovato un punto in comune con Salvatore. L'autore a cui mi sono ispirata è Alexander Lowen, il quale all'interno del libro dedicato "Il piacere - un approccio creativo alla vita", cita un altro autore: Kosler. Egli ci narra di quanto l'atto creativo sia essenziale per l'uomo. Coincide con una rottura degli schemi, necessaria per far nascere nuove modalità. 


Ciò è possibile solo dall’incontro tra conscio e inconscio, tramite un'autoconsapevolezza consolidata, data dal riconoscimento dei desideri intimi. Quando un individuo cerca soddisfazioni immediate usando mezzi non efficaci, non insegue un fine giusto. Un mezzo adatto a definire i propri desideri è ad esempio l'immaginazione, con cui riusciamo a figurare qualcosa che potrebbe esistere e concretizzarsi nel tempo.


Ma non si dà forma solo agli oggetti o agli eventi, perchè l'atto creativo è anche nei rapporti e nel lavoro, legati al mondo del piacere. Il piacere rappresenta la sponaneità, ascoltare il proprio corpo, nel libero fluire delle emozioni. Si verifica nel contesto giusto e nel momento giusto. Premette di divincolarsi dal potere e dal volere, che secondo Lowen sono un impedimento all'avvenire corporeo. Dovrebbe far parte delle metodologie didattiche sulla creatività, educare al piacere e alla scoperta delle proprie passioni.


Grazie dell'intervento Cristina. Vedo diversi punti in comune col Genio di Bergson, che ha bisogno di fare nuove esperienze e stringere nuovi rapporti. Questo abbiamo visto verificarsi quando si trova il proprio centro, quindi l'inconscio e il piacere di cui parla Lowen.


Azzurra Cometti


"Kandinsky e l'arte di esprimersi"


Avrei trovato un ponte con Cristina e Salvatore, nell'arte. L'autore che sento di incatenare ai già citati è Kandinsky. Come legame con l'emotività, Kandinsky parla dell'astrattismo in quanto libera azione, qualcosa che cambia, che viene tirato fuori. Nel libro “Lo spirituale dell’arte”, oltre a trattare all’associazione tra psicologia e colori (la Gestalt e i figli di quella scienza), parla di liberazione del sè.


Molto interessante quello che dici. Correggimi se sbaglio: c'è qualche assonanza con Pollock?


Kandinsky è stato il bottone start, dove l'arte ha subito una trasformazione da mimesis, ovvero imitazione, a pura espressione personale. Perse di importanza tutto ciò che era legato al realismo, per poi tornare in quanto la storia sappiamo essere ciclica, quindi il passato ricompare in un contesto storico alternativo.


Dopo di lui sono arrivati artisti come Pollock. L’astrattismo è tutto ciò che non sarebbe riconoscibile senza un riferimento figurativo. Ad esempio, un astrattista può attribuire il nome di "cavallo" a un'opera per nulla somigliante a un cavallo comunemente inteso.


Bella questa idea. Smonta la comune credenza che astrattismo equivalga a "insensato" "senza significato", quando invece con Kandinsky acquisice un senso compiuto.


Anna Massari


"Viaggio in Oriente: un ritorno alla natura"


Io mi collego al punto della liberazione trattato da Cristina e Azzurra. Se ci concentriamo sul Giappone, la liberazione è un concetto che subisce molta oppressione. Infatti, pur

di mantenere l’onore della nazione, nascondono le considerazioni personali che rischiano di contrastare con il pensiero della Nazione.


Un famoso regista giapponese, Myazaki, esprime la propria libertà personale con il cinema. Nei suoi film come “La città incantata”, mostra quanto un percorso intimo sia importante per la

strutturazione di una persona: la protagonista si trova a superare gli ostacoli posti

dalla società. “Porco rosso” raffigura invece un protagonista che incarna i difetti

dell’uomo, repressi dallo stato.


In Cina la creatività viene vista sotto una lente naturalistica, non legata

all’interno della persona ma alla natura. Il celebre psicologo Howard Gardner, si è sempre domandato come mai i bambini cinesi riescano a esternare determinate caratteristiche: la risposta è stata che la creatività non va imposta, ma va fatta emergere. Nei suoi trattati sottolinea la diversità degli individui, dicendo che c’è molto più da imparare che tempo per imparare.


La Corea del Sud invece, lascia spazio alla creatività, nonostante la rigidità del sistema, sostenendo che essa sia un patrimonio culturale, uno stile di vita e sia legata all’ambiente.


Perfetto, grazie mille Anna. Hai evidenziato un aspetto fondamentale che è l'approccio con la natura, perso in gran parte con l'urbanizzazione.


Valentina Cerri


"Vestire i panni dell'io futuro"


Vi ho ascoltati con grande interesse e mi sono chiesta: "In che modo le dinamiche interiori sono correlabili alla creatività?". La risposta l'ho trovata nella forma più potente di creatività, la visualizzazione dell’io futuro, già accennata da Cristina. È la capacità di pensare a qualcosa che non esiste, quella rappresentazione della vita che vogliamo. Sentiamo ci darà benessere, a prescindere dall’obiettivo.


Osare ad usare la creatività sfidando le convenzioni sociali fornisce Il carburante nella quotidianità. Più sfrutto esercizi di creatività rendendo nitida l'immagine, maggiori saranno le possibilità di conseguire il traguardo. Altre sfaccettature importanti sono cambiare prospettiva (una delle più difficili) che aiuta a vedere in maniera differente anche ciò che sta sotto i nostri occhi.


Un esercizio molto utile è quello del Cameraman, il quale ergendosi al di sopra della scena riesce a visualizzarla integralmente, in modo oggettivo. Avere un mindset in grado di smascherare l'opportunità dietro al problema, insieme ai tasselli appena elencati, dà un valido supporto al processo creativo.


Grazie anche a te Valentina, il tuo contributo è stato rilevante per ricordare una peculiarità dell'uomo spesso impolverata.


Sintesi interdisciplinare:


La creatività è costituita da una vasta gamma di intrecci. Trascende l'uso dei colori e il concepimento di idee stravaganti, calandosi come un serbatoio nella raccolta della nostra personalità. La nostra identità è un pozzo (senza fondo per i mangioni) con un'origine, la quale addensa al suo interno la sostanza dell'individuo e le sue energie spirituali.


Ritrovare quindi il fondo di questo pozzo (o centro) rende ben più rilevante ciò che ne uscirà fuori, esattamente come l'atto di estrapolare l'acqua all'interno tramite un secchio. Per poter eseguire la manovra l'individuo dev'essere in grado di immaginarla, atto primario allo svolgimento di qualsiasi movimento. Nel gergo della crescita personale equivale al "crederci".


L'impegno previsto dall'estrapolazione del contenuto richiede presenza, mente e corpo; una completa dedizione al momento presente, non in maniera disincantata, ma profondamente coinvolta. Provare piacere è il carburante che mette in moto il dialogo tra inconscio e conscio, tra il desiderio di slanciarsi verso lo scopo (avere l'acqua fra le mani) e le azioni effettivamente svolte (calare il secchio e tirarlo su).


E' una vera e propria liberazione interiore, fortificata dal rapporto costruito con la fiducia nel desiderio ascoltato, in sintonia con la natura: se la natura non esistesse così non sarebbe per il contenuto fatto emergere dal pozzo. Oltretutto osservare la scena da varie angolazioni permette di cogliere dettagli altrimenti inesplorati.


E' giusta l'angolazione con cui mi sono rivolto al pozzo? Il secchio è troppo piccolo? Ho sfruttato tutto il contenuto presente nel fondo? Nulla va imposto. L'acqua presente sul fondo c'è sempre stata, nessuno l'ha forzata ad essere lì, così va lasciata esprimere la creatività: libertà di emergere, senza giudizi.







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