Educare con le Arti Marziali - con Anna Massari
- grautivity
- 26 apr 2024
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 23 set 2024
“Una signora autistica che conoscevo da sei anni, riscontrò notevoli benefici dalla pratica. La concatenazione di tecniche precise, che per gli autistici è importante, permette di rinforzare caratteristiche, oltre che motorie, cognitive”

Oggi siamo qui con la nostra leonessa di fiducia, Anna Massari. Parlerà di un tema molto particolare, e tra l'altro in quanto fanatico delle arti marziali , sono curioso di scoprire cosa ci dirà in questo contenuto! Come si fa a educare con le arti marziali?
Ciao a tutti! Sono Anna Massari, sono al secondo anno di scienze dell'educazione e sono estremamente appassionata di Oriente. Otre al mio studio universitario faccio divulgazione per quanto riguarda la cultura orientale. Ho seguito, infatti, un percorso extrauniversitario di giapponese e cultura orientale. L'argomento di oggi tratta delle arti marziali.
Che cosa sono? Bisogna intanto partire dalla definizione. Le arti marziali sono l'insieme di tecniche di attacco e di difesa personale elaborate nell'antichità in Cina e in India, per quanto si pensi che c'entri poco, come Giappone e Corea.
Come sono nate? Nella storia, originariamente, erano arti pragmatiche, quindi occorreva che fossero utili ed efficaci, e si insegnavano con lo scopo di utilizzarle nel combattimento. Se si parla di storia, non ha molto senso parlare del valore educativo delle arti marziali, soprattutto perchè si limitano all'ambito delle classi guerriere. Inoltre, per quanto mi concerne, sono divenute una disciplina educativa a partire dal periodo in cui le classi guerriere scomparivano; persero quel ruolo di utilità nella società.
In tempi recenti, dunque.
Esatto. Se vogliamo dare una collocazione, possiamo parlare a partire dall'epoca Mei, sennò dal periodo feudale, dove erano il mezzo per affermare il proprio rango nella società. I guerrieri venivano infatti educati ad impegnare la loro vita nel mantenere il sistema, anche a costo della loro morte. Un guerriero giapponese, per morire degnamente, non doveva venire disprezzato e per non morire disprezzato doveva compiere degli atti che portassero onore alla nazione.
Quindi se un guerriero dovesse disonorare i valori di quel periodo storico, è come se dovesse morire a prescindere. Ricorre al suicidio. Ai giorni nostri, si articola una pluridimensionalità di arti marziali, sia come disciplina che come sistema educativo, oltre che sistema di autodifesa.
Da un punto di vista pedagogico, sono rivolte a tutte le utenze, specialmente agli individui in via di sviluppo. L’esecuzione di certe tecniche, di attacco e difesa, necessita di un determinato controllo motorio nei riguardi del proprio avversario. I praticanti dello sport di combattimento devono quindi instaurare un rapporto di collaborazione e affidamento reciproco.
Ad esempio, un allievo esperto che dovrà essere rispettato dall’allievo meno esperto, dovrà avere l'umiltà di farsi aiutare e aiutare nel processo di apprendimento, correggendo gli errori. Grazie a queste dinamiche, si concretizza una dimensione effettivo morale di solidarietà, di consapevolezza.
Infatti questo fattore è interessante. Anzi, una domanda mi viene in mente circa la mia carriera. Ho fatto sei anni di karate e alcuni mesi di box e kickbox. Riguardo l'autocontrollo, di questa attenzione all'altro, effettivamente non mi è stata mai insegnata in questo modo. L'arte marziale è sempre stata trasposta come schemi, routine, mosse di combattimento e poco come autoconsapevolezza. Forse c’è un’impostazione differente fra Occidente e Oriente.
Allora, hai sollevato un un punto importante. La correlazione tra l'insegnamento delle arti marziali in Occidente e in Oriente è diverso, ma dipende anche dagli insegnanti. Per esempio, riporto una mia esperienza personale. Ho praticato Judo per 15 anni, iniziando all'età di 4 anni e ho finito all'età di 19. Ho insegnato ai bimbi e ho avuto modo di comprendere che è anche in base a proprio al maestro l'impronta lasciata. In linea generale, in Occidente si è molto più propensi sulla disciplina: sul saluto, sulle tecniche, e via dicendo.
Nel Judo esistono due ruoli: Tori, che è chi fa l'azione e Uke, che è chi la subisce. Io mi ricordo molto bene che, vedendo un randori (che è un combattimento nel Judo) in Giappone, venivano rispettati i ruoli.
In Italia, invece, ho notato che vige questa tendenza negli allenamenti a prevaricare l'altro, ma inconsapevolmente.
Esatto! Io sono stata fortunata. Ho avuto degli istruttori di Judo ai quali devo tantissimo, che mi hanno praticamente cresciuta. Erano molto fedeli all'impostazione tradizionale, quindi mi hanno fatto fare le cose minuziose, con ogni dettaglio. Le ripetevano sempre per fartele entrare in testa. Anche il rispetto del saluto: se non salutavamo (e non si intende un "ciao") con l'inchino, che in Giappone è importantissimo, ci dicevano "Tu non sali".
Questo sottolinea l’importanza del corpo.
Le arti marziali sono un ottimo miscuglio tra la parte fisica del corpo e quella mentale, e forse ti dirò anche spirituale.
Fra l'altro nelle arti marziali, come il Karate e il Judo in questo caso, ci sono delle etichette-simbolo. Le cinture che hanno colori differenti perchè simboleggiano qualcosa. Per esempio, la cintura bianca la purezza, la cintura gialla il sole.
Le cinture sicuramente hanno dei significati. Non ho approfondito, però la cosa certa è che le cinture hanno dei significati, perché i colori si ricollegano sempre alla questione della natura.
La natura è sempre presente, non c'è niente da fare! Per questo percorso di crescita, dal punto di vista pedagogico, c'è un altro aspetto fondamentale: la pedagogia speciale, ossia la pedagogia per le persone con disabilità. Sono ottime per chiunque abbia bisogno di recuperare o di potenziare determinate caratteristiche di sé.
Facendo un esempio personale, una signora autistica che conoscevo da sei anni riscontrò notevoli benefici dalla pratica. La concatenazione di tecniche precise, che per gli autistici è importante, permette di rinforzare caratteristiche, oltre che motorie, cognitive. All’età di sei anni ho avuto modo di collaborare con un gruppo di disabili, con i quali mi sono veramente interfacciata. Era un qualcosa di nuovo per loro, ma anche per me, e mi sono trovata benissimo.
È molto affascinante questa cosa, perché fra l'altro si passa dal tema dei combattimenti, quindi la logica di scontro, al tema dell’incontro; il tutto attraverso il corpo, linguaggio universale.
C'è anche una questione di integrazione. Stiamo parlando di soggetti al giorno d'oggi considerati fragili. Nei termini “arti marziali” rientra la parola arte, che ha un suo spessore. Quando avevo sei anni, era diversa la società rispetto ad adesso. Ora è molto più integrativa. Chi pratica arti marziali, in questo caso mi riferisco al Judo, ha un'ossatura di un certo tipo. Cresce con un'impostazione fisica per la quale le spalle sono più simmetriche, più squadrate, la schiena invece bella dritta.
Nel caso dei bambini, sai che hanno delle pulsioni? Le arti marziali sono sono la medicina perfetta per incanalarle.
Possiamo mettere lo sponsoring, un corso in compagnia di Anna Massari, una medicina per bambini!
Io ho a cuore questo concetto. Lo dico con così tanto entusiasmo per questo. E' importante sottolinearlo perché spesso e volentieri si ha il concetto delle arti marziali come un qualcosa di pericoloso, come un qualcosa che possa ricondurre al periodo della guerra. E' vero, da un lato, però esiste un fondamento filosofico.
Oltretutto, prima ho accennato alla psicomotricità, alla questione dells strtuttura corporea. La coordinazione motoria previene per la goffaggine. Sai quanti venivano con la gobba e sono andati via con la schiena bella dritta?
Un potere pazzesco. Una specie di tetrafarmaco del corpo, per riprendere un rimedio filosofico citato da Epicuro. Bene Anna, ti ringrazio per il tuo contributo, sono sicuro che appena un genitore o insegnante leggerà questo articolo avrà un minimo di spunti in più!
Ricordatevi che il Judo è uno sport di difesa e non di attacco. Scusate, ci tenevo a ricordarlo.
Ciao a tutti!


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