L'Effetto delle Parole nelle Relazioni - da Eraclito alla Pedagogia Infantile
- grautivity
- 26 apr 2024
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 23 set 2024
"Non esiste un linguaggio fatto da sè, ma come creazione con il prossimo"
Parlare bene vuol dire usare un lessico forbito? Il linguaggio è l'arte di saper comunicare, ragionare in modo ponderato, costruire relazioni e pensare meglio. Da quando siamo piccoli costituisce una base di sopravvivenza, senza la quale saremmo dispersi. Nessuno, tuttavia, ci insegna ad usarlo in maniera adeguata, e gli stessi Bergson e Eraclito lo dicevano nella loro filosofia. Quest'oggi entriamo nel vivo del Logos, in greco "ragionamento", e di quello strumento meraviglioso che è la parola, con Salvatore Grandone e Cristina Ciaralli!
Buongiorno, buon pomeriggio e buon tutto! Salvatore e Cristina, oggi parleremo di linguaggio. Ma cos'è esattamente?
C: A che cosa serve il linguaggio? È uno strumento di comunicazione potente. Serve per mettere in relazione gli individui tra di loro. Spesso parliamo della parola, eppure il linguaggio è anche non-verbale, comunichiamo anche con gli abiti indossati o con la prossemica. Per quanto riguarda la parola, faccio una citazione di Fabrizio Caramagna: “L’esperienza di sé non è mai diretta”. Il linguaggio è relazione. La parola è pensiero concreto, lo strumento attraverso cui diamo forma ai pensieri. Nel momento in cui la lasciamo andare, non è più di nostra proprietà, viaggia altrove, e le persone che vi entrano in contatto contribuiscono a modellarla. Subisce un processo di rielaborazione e va via nuovamente. Questo permette di creare legami complessi e sempre nuovi.
Lo sviluppo del linguaggio nel bambino segue varie fasi.
È interessante seguire le analisi di Piaget.
La prima fase è prelinguistica: va dai primi mesi alla fase di apprendimento delle parole. I bambini apprendono non solo in modo intuitivo le regole di base della grammatica, ma anche ad associare parole e cose. In questa fase è importante seguire lo sviluppo del linguaggio misurando l’indice di comprensione verbale, più che la produzione.
Il bambino comunica nella fase prelinguistica con gesti deittici (indica con la mano, con lo sguardo, con il corpo) o referenziali (gesti appresi per imitazione). Intorno all’anno e mezzo, accade qualcosa di spettacolare: si formano le prime parole. Comincia il fenomeno della lallazione. In compagnia del gesto c’è la formulazione di suoni, per cui è importante ripetere al bambino la parola corretta.
Successivamente, il bambino entra nella fase linguistica, seguita dall’apprendimento della morfosintassi. Dai 6 agli 8 anni c’è lo sviluppo del pensiero astratto, ovvero la comprensione delle emozioni altrui, delle intenzioni, delle regole, ecc. Il linguaggio non è solo il prodotto delle proprie facoltà cognitive, ma è la formulazione di un discorso interno da allenare. Per questo è importante l’apprendere a sapersi ascoltare, e a riflettere su come trasmettere le idee con chiarezza.
S: Il tuo discorso è ricco di spunti. Gorgia affermava che la parola è un corpo invisibile in grado di produrre prodigi. Attraverso le parole possiamo suscitare negli altri emozioni intense: paura, gioia, amore. D’altra parte, Gorgia osserva anche come la parola sia impotente. Le parole non possono comunicare realmente i nostri pensieri: le parole restano parole.
Più di duemila anni dopo Gorgia, il filosofo francese Bergson riprenderà queste riflessioni sottolineando che se è vero che la parola non è grado di descrivere la complessa realtà del mondo interiore e di ciò che ci circonda, non dobbiamo però rinunciare ad ampliare il nostro lessico per cercare di esprimere nel modo più adeguato possibile le nostre emozioni.
Quando parliamo con gli altri, dobbiamo sforzarci di essere come il bravo scrittore che con un uso sapiente delle parole ci fa immergere nel suo mondo. È importante apprendere a usare le parole, soprattutto in un’epoca come la nostra dove si comunica in modo superficiale e spesso senza riflettere su quello che diciamo.
Ma vorrei soffermarmi adesso sul concetto di Logos in Eraclito, un altro filosofo del mondo antico. In Eraclito il Logos è un concetto polisemico. Il Logos è in prima istanza ciò che tiene insieme tutte le cose. Ma comprendere ciò che lega le cose non è semplice. “L’armonia invisibile conta di più di quella visibile”, dice Eraclito. La grande attualità di Eraclito risiede nel fatto che secondo il filosofo non riusciamo a conoscere questo mondo invisibile, in quanto trascinati dalle nostre passioni e dai pregiudizi che polarizzano la ragione. Il pensiero della complessità, tema che so Christian esserti caro, viene meno anche per questa ragione. Oggi viviamo nella società dello spettacolo, in cui regnano dualismi manichei. Siamo vittime delle polarizzazioni, che ci impediscono di apprezzare la complessità del reale.
Purtroppo per cogliere il Logos, l’unità e la molteplicità che struttura il reale, occorre un grande lavoro su se stessi e un grande sforzo per essere più umili e più aperti all’ascolto.
Cristina, volevo anche collegarmi a ciò che hai detto sui gesti deittici. Un antropologo francese, Leroi-Gourhan, ha evidenziato nel libro “Il gesto e la parola” che il gesto è il primo modo in cui comunicavano i nostri antenati. Perciò il linguaggio corporeo, a livello antropologico, precede la parola.
Wow, wow. Sono letteralmente senza parole, senza logos! È uscito fuori un contenuto veramente incredibile. Ho una domanda. Per quanto riguarda il discorso di Cristina, la questione della parola che rimbalza da una persona all’altra, spesso vi è il timore che l’altro possa farne un uso libero e indiscriminato. C’è un modo per avere il controllo di ciò che viene detto senza vivere l’angoscia dell’uso altrui?
C: Dipende dalle relazioni. Quando c’è molta empatia e umiltà si riesce a costruire la base per una buona comunicazione. La preoccupazione maggiore, tuttavia, è verso noi stessi, più che verso l’altro. Nella fabbricazione della parola bisogna essere sicuri di sé. È un atto creativo: ciò che pensiamo si mescola con quello che diciamo, e l’altro lo arricchisce con se stesso. Il linguaggio è un processo di costruzione, di co-creazione.
Quindi arricchimento e non svalutazione.
C: Scusate la parola ma va di moda. Sarebbe narcisistica la pretesa di aver un pieno controllo del significato delle parole che usiamo.
Molto interessante. Tu Salvatore hai qualcosa da aggiungere?
S: Io sono d’accordo. La parola è un rischio: puoi essere chiaro ma non puoi aspettarti che le tue parole siano del tutto trasparenti. Nel linguaggio c’è sempre un’intrinseca opacità. Del resto il senso, come diceva Cristina, è relazione. Siamo insieme a costruire il senso. Non è un’operazione che puoi compiere da solo.
Ua parola completamente trasparente è una contraddizione. Una parola senza opacità metterebbe fine alla comunicazione stessa.
La questione dell’opacità mi fa venire in mente il reclamo del diritto di parola, di essere se stessi. Ragazzi grazie di essere stati ospiti, siete stati molto bravi!
C: Grazie a te Christian!
S: Grazie! A presto.



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