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Abbiamo LIM ma non Condzionatori: gli Effetti del Cambiamento Climatico sull'Apprendimento

Aggiornamento: 13 nov 2024


Questo articolo è scritto in collaborazione con Ania Limonta, studentessa in Biotecnologie per le Biorisorse e lo sviluppo Ecosostenibile e Cinzia Adanna Ebonine, educatrice e formatrice sull’interculturalità.

 

Uno dei principali fenomeni di discussione del XXI secolo, sono i cambiamenti climatici. Come ben sappiamo, l’uomo da millenni si appoggia alla natura per produrre invenzioni, costruzioni artificiali e gli spazi abitati quotidianamente, le città. Il clima è un fenomeno che ci riguarda molto da vicino, dal settore dell’alimentazione, alla medicina, all’ecosistema, fino addirittura alla capacità di apprendimento. Ebbene sì, se pensavi di sfuggirle in qualche modo, mi dispiace dirtelo ma una strategia per farsi sentire l’ha trovata.

 

In questo articolo parleremo di due fenomeni specifici. In primo luogo affronteremo il cambiamento climatico, con i dati alla mano e le sue conseguenze negative. In fine, verrà affrontato il legame tra cambiamento climatico e neuroscienze.



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La Nuova crisi umanitaria

 

Il cambiamento climatico sta causando nuove crisi umanitarie e aggravando quelle esistenti in comunità vulnerabili in tutto il mondo. Secondo l'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), è necessario ridurre drasticamente le emissioni di gas serra per evitare un aumento della temperatura globale e le conseguenze catastrofiche associate. Quando il diossido di carbonio (CO2) viene rilasciato nell'atmosfera, agisce come una sorta di piumone invernale indossato ad agosto, impedendo al calore di disperdersi.

Ognuno di questi paesi affronta gravi sfide legate a conflitti, insicurezza alimentare e vulnerabilità ambientale. L'IRC (Watchlist dell'International Rescue Committee), lavora per migliorare la resilienza climatica e supportare le comunità vulnerabili, implementando sistemi di allerta precoce e promuovendo politiche per ridurre le emissioni di gas serra.

 

Ma quali sono gli impatti del cambiamento climatico?


L'aumento delle temperature è uno degli effetti più evidenti, con ondate di calore sempre più frequenti e intense. Le proiezioni indicano un possibile aumento di almeno 10°F (circa 5.5°C) entro la fine del secolo negli Stati Uniti, con impatti ancor più gravi in altre regioni. Le temperature più elevate e le siccità renderanno le forniture di mais, grano e altre colture alimentari di base meno stabili, portando a picchi dei prezzi e a carenze alimentari. Circa 800 milioni di persone attualmente vivono in condizioni di estrema povertà e saranno le più colpite.

Il riscaldamento globale, a sua volta, provoca lo scioglimento dei ghiacci e l'espansione dell'acqua degli oceani, con previsioni che indicano un innalzamento del livello del mare fino a 98 cm entro la fine del secolo. Ciò minaccia le comunità costiere e la loro infrastruttura. Entro la fine del secolo, solo l'innalzamento del livello del mare potrebbe sfollare più di 100 milioni di persone. Queste migrazioni, così come i conflitti per le risorse sempre più scarse, aggraveranno le tensioni politiche e sociali esistenti e aumenteranno significativamente il rischio di conflitti e guerre. 

Le conseguenze del cambiamento climatico amplificano le disuguaglianze esistenti e i conflitti. Aumento delle temperature e delle siccità minacciano la stabilità delle forniture alimentari, portando a picchi dei prezzi e a carenze. Le popolazioni che vivono in condizioni di estrema povertà sono le più colpite. Anche la biodiversità è in grave pericolo, con il riscaldamento che potrebbe portare all'estinzione dal 70 al 90% delle barriere coralline e alla scomparsa di molte specie vegetali e animali.


I cambiamenti climatici stanno diventando sempre più comuni a livello globale. Esistono zone del Pianeta dove gli effetti risultano più evidenti, come nel Sahel centrale, dove le temperature stanno aumentando a un ritmo 1,5 volte più veloce rispetto ad altre parti del mondo, con proiezioni che indicano un aumento di 2-4,3°C entro il 2080.  Il Niger invece, perde da 100.000 a 120.000 ettari di terre coltivabili, a causa dell'erosione del suolo e della desertificazione ogni anno. Tuttavia c'è da ricordare che questi fenomeni coinvolgono non solo le zone africane, bensì l'intero Globo. Una risorsa comune, impiegata per un'ampia fetta degli spazi industrializzati, è la sabbia.

La sabbia, che molti considerano una risorsa trascurabile, è in realtà il cuore pulsante dell’industria edilizia globale. È l'ingrediente principale del cemento, e la rapida crescita urbanistica ha portato a una domanda senza precedenti: secondo l’UNEP (autorità globale su temi ambientali), consumiamo fino a 50 miliardi di tonnellate di sabbia all’anno. Solo l’acqua viene usata in quantità maggiori. Questo ritmo insostenibile di estrazione ha generato una rete illegale che, secondo l'US Geological Survey, può raggiungere un valore di mercato fino a 785 miliardi di dollari.


Quelli appena menzionati, il caso del Sahel, del Niger e della Tratta delle sabbie, sono esempi di una battaglia collettiva, che coinvolge non solamente la parte Sud del mondo, ma tutte le nazioni. Certo, in alcuni casi l'impronta ecologica viene decisamente rovesciata, però, riflettendoci, sono questioni anche nordiche.

Il ruolo degli insegnanti, in tal senso, è divulgare sulla complessità interna di questi fenomeni, trapassando il Mito Africano e i relativi stereotipi.

Adottare comportamenti pro-ambiente, come muoversi a piedi quando possibile e evitare sprechi di risorse, sono alcuni spunti che applicati nella vita di tutti i giorni, sono capaci di fare una grande differenza.

A proposito di scuole, il cambiamento climatico impatta perfino sull'apprendimento.


Educazione, neuroscienze e didattica

Il connubio tra cambiamento climatico e l’educazione ha molteplici sfaccettature: dalla necessità di sviluppare un pensiero critico su un tema così attuale, all’ utilizzo di strumenti didattici necessari per contrastare il fenomeno e fornire risposte concrete. Molto poco si discute sugli effetti del cambiamento climatico sull’ apprendimento. Cosa ci dicono le neuroscienze sulle ricadute che il cambiamento climatico ha sull’ apprendimento?

Il punto di partenza sarà la definizione di due concetti: cambiamento climatico ed apprendimento. Innanzitutto, sarebbe più corretto parlare di cambiamento climatico nella declinazione plurale. I cambiamenti climatici sono, infatti, molteplici cambiamenti nelle temperature e nei modelli meteorologici. Questa significativa differenza apre il terreno per una riflessione orientata alla giustizia sociale. Se a pagarne le spese sono spesso le popolazioni più “vulnerabili” (livello medio di reddito pro capite) e frasi del tipo “sta arrivando il caldo africano” sono all’ordine del giorno, è chiaro che in quanto società civile siamo chiamati a riflettere su un tema attuale e che, per taluni, ha gravi ripercussioni.

 

L’apprendimento è la capacità dell’essere umano (e non solo) di imparare in relazione all’ambiente di riferimento. In altre parole, l’apprendimento può essere visto come la capacità di interpretare la realtà circostante, di immagazzinare informazioni, generalizzare competenze e concetti sulla base di conoscenze pregresse.  L’apprendimento è permanente e dinamico. Si impara durante tutto l’arco della nostra vita. Come già enunciato, l’arte di apprendere presuppone una componente relazionale. Si impara in relazione a qualcuno e/o qualcosa.

Secondo un articolo di Save the Children pubblicato il 19 luglio 2023, il caldo estremo ha avuto gravi impatti su salute, sull’apprendimento scolastico, l’alimentazione e il benessere psicologico di bambini e bambine. Il caldo è spesso un ostacolo all’ accesso a servizi educativi e d’istruzione.


Maggiore è il caldo più alte probabilità ci sono di incorrere in malattie respiratorie e renali, disidratazione (che per l’appunto colpisce in maniera superiore le zone già colpite dalla siccità). Uno squilibrio elettrolitico può danneggiare organi vitali, in primis, il cervello e le sue strutture cerebrali soprattutto laddove le cure sanitarie sono inaccessibili.

Le ondate di calore hanno portato alla chiusura anticipata di numerose scuole nel mondo.

Si connettono, di conseguenza, le diseguaglianze educative: gli studenti provenienti da famiglie con redditi bassi vivono molteplici discriminazioni, spesso risiedono in zone con minori elementi di supporto (aria condizionata e ventilatori).

 

Nella prima infanzia il gioco assume un valore pedagogico altissimo. Si impara attraverso esso. A causa delle ondate di calore, i bambini e le bambine più vulnerabili vivono in situazioni di povertà educativa; hanno limitate possibilità di giocare in spazi outdoor e fare esercizio fisico.

Gli studi condotti sul tema sono recenti e per lo più condotti negli Stati Uniti d’ America. È imperativo investire in questo filone di ricerca che ci permetterà di comprendere sempre più le ricadute sul piano neurobiologico.

Nonostante le robuste evidenze di questi studi, sappiamo ancora poco sugli effetti della temperatura sulle performance cognitive e l’apprendimento. In particolare, esistono pochissime evidenze sul meccanismo attraverso cui il nostro cervello riesce a sfruttare la nostra intelligenza in modo più faticoso quando fa molto caldo, per esempio cercando di manipolare il punteggio copiando o chiedendo aiuto ai docenti. Questi meccanismi risultano difficili da verificare, sia per mancanza di dati specifici sia per la difficoltà di avere una strategia empirica credibile.

 

In Italia, alcune risposte non esaustive, ma sicuramente importanti provengono da una recente analisi di Rosario Maria Ballatore (Banca d’Italia), Alessandro Palma (Gran Sasso Science Institute) e Daniela Vuri (Università degli studi di Tor Vergata). Lo studio analizza non solo l’effetto delle alte temperature sulla performance “osservata” degli studenti, ma anche su quella “vera”, cioè al netto della loro capacità di manipolare i punteggi (cheating). La ricerca sfrutta i dati dei test obbligatori amministrati da INVALSI nelle scuole italiane dal 2011 al 2017, che contengono informazioni sugli esiti dei test (punteggio ottenuto e percentuale stimata di manipolazione) per oltre otto milioni di studenti, oltre ai questionari individuali con informazioni sullo stato emozionale dello studente.

Gli studi scientifici dimostrano come l’aumento della temperatura influisce sul comportamento umano e nelle performance mentali delle persone. Cosa avviene nello specifico? Si verifica l’alterazione di alcuni circuiti neurali. Le aree cerebrali più colpite sono la corteccia orbito frontale e quella prefrontale, due aree deputate alle funzioni mentali complesse.

 

Un’altra area tematica è quella della climate change education. Essere consapevoli sulle dinamiche dei cambiamenti climatici, aiuta gli studenti a sviluppare competenze in termini di cittadinanza. Da non dimenticare che i cambiamenti climatici rientrano negli Obiettivi Sostenibili dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Si apre anche un’ulteriore riflessione sull’ edilizia scolastica, sempre meno adeguata alla sostenibilità ambientale. In molte parti del mondo, soprattutto in quei Paesi a basso e medio reddito (e non solo), le strutture educative mancano di impianti di ventilazione sufficienti, oltre che di acqua potabile. In Italia solo 15.000 edifici scolastici o anche solo 6 scuole su 100 hanno un sistema di ventilazione adeguato.

 

 “Aule piene di LIM e DIGITAL BOARDS, ma senza condizionatori”.

 

A causa del caldo di quest’ anno, 26 milioni di studenti sono stati costretti a restare a casa da maggio. Nel Sud Sudan, a causa dei 45° registrati ad aprile, le scuole hanno chiuso per ben 2.2 milioni di studenti. Nel Sud dell’Asia il 78 % degli studenti ha affermato che la qualità dell’istruzione è stata gravemente colpita dal cambiamento climatico. Si stima, infatti, che nel 2050 quasi circa 2 miliardi di bambini saranno esposti a frequentissime ondate di caldo. A testimonianza del fatto che altissimi livelli di caldo impattano criticamente la concentrazione e la capacità di ritenere informazioni.

Investire in scuole e sistemi educativi resilienti al clima contribuirà a garantire che ogni bambino, indipendentemente dal luogo in cui vive, realizzi il proprio diritto all’apprendimento in un ambiente sicuro e favorevole, libero dalle minacce poste dai cambiamenti climatici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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